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n.15 settembre 2014
La vita umana e quella dei
vegetali e degli animali da cui
dipende la vita umana, si svolge
nel grande teatro naturale del
suolo coltivabile; è lì che si
formano le piante che daranno
i 10.000 milioni di tonnellate di
cereali, tuberi, foglie, frutti ecc.
indispensabili per la nostra
alimentazione; è sul suolo che
svolgono la loro vita, nutrendosi
di vegetali, gli animali che
forniranno la carne, il latte,
le uova, circa 1.000 milioni di
tonnellate all’anno, di alimenti
più ricchi di proteine essenziali.
Fa eccezione la relativamente
limitata, un centinaio di milioni
di tonnellate all’anno, massa di
alimenti derivati dalla pesca di
animali marini.
Non è sempre stato così, anzi
‘la vita’ è nata nelle acque dei
mari primitivi, 3.500 milioni di
anni fa, e lentamente si è avuto
lo spostamento di alcuni esseri
viventi sulle terre emerse. Le
nude ‘terre’ primitive sono
state colonizzate da vegetali
fotosintetici che hanno
‘costruito’ le molecole dei propri
organismi utilizzando l’energia
solare e la combinazione
dell’anidride carbonica dell’aria
con l’acqua dell’aria e quella
fermatasi, nel frattempo, sulle
terre emerse, e che hanno
tratto gli elementi inorganici
necessari disponibili in seguito
alla disgregazione delle rocce
operata dalle lunghe piogge. I
biologi hanno chiamato questi
organismi ‘produttori’ in quanto
capaci di ‘nutrirsi’ da soli con
le risorse offerte dal mondo
circostante. Tanto tempo dopo
le prime forme vegetali si sono
evolute in foreste, macchie,
praterie e hanno ospitato altri
esseri viventi che si nutrivano
dei vegetali e che a loro volta si
sarebbero evolute in quelli che
chiamiamo ‘consumatori’, gli
animali, che devono nutrirsi di
altri viventi.
Il suolo è il substrato fisico
solido in cui si è andato
svolgendo questo affascinante
dramma, esposto alle continue
variazioni della composizione
chimica dell’atmosfera e della
temperatura superficiale del
pianeta. La vita ha sempre una
fine e anzi, proprio alla fine
della vita le spoglie dei vegetali
e degli animali, depositate
sul suolo, sono state e sono
coinvolte in altre reazioni
biochimiche che generano altra
vita attraverso la modificazione
della composizione e dei
caratteri dello stesso suolo.
La trasformazione delle spoglie
della vita vegetale e animale è
possibile grazie alla presenza
nel suolo di una vivacissima
popolazione, in genere a livello
microscopico, di organismi
decompositori, capaci di
trasformare chimicamente e per
via microbiologica tali spoglie
in sostanze utili per altre forme
di vita.
Quando ci sediamo a tavola
e ‘consumiamo’ gli alimenti,
in genere non si pensa a
quanto siamo debitori al
suolo per questi fenomeni;
avete visto che ho scritto
‘consumiamo fra virgolette
perché in realtà il cibo non si
‘consuma’ ma i suoi atomi e
molecole continuano sotto
forma di gas di respirazione e
soprattutto di escrementi che
vengono raccolti da fognature
e depuratori, i cui prodotti
di trasformazione in genere
vengono ‘perduti’ nei fiumi e
nel mare, pur essendo ricchi
di sostanze che dovrebbero
tornare al suolo, come è
avvenuto per millenni. Per la
maggior parte degli abitanti
delle civiltà urbane il suolo
è quello che calpestiamo
e che seppelliamo spesso
sotto l’asfalto stradale; quello
agricolo è ‘toccato’ soltanto da
un numero sempre più limitato
di coltivatori agricoli e di addetti
alla zootecnica, per lo più
sconosciuti; eppure il nostro
cibo dipende da loro e dagli
innumerevoli ‘operai’ biologici
ancora più sconosciuti che
operano nel suolo.
Sfruttamento del suolo
nella storia
Per millenni il ciclo naturale
suolo-vegetali-animali-cibo-
suolo è stato abbastanza
chiuso, in equilibrio: tanta
materia sottratta, tanta materia
restituita; una popolazione
non molto numerosa, si pensi
che nel 1800 era di appena 900
milioni di persone nel mondo,
traeva dal suolo una quantità
in media sufficiente per la
sopravvivenza degli umani, e
Foto: Trevor Rickard
Foto: Thamizhpparithi Maari
Per la maggior parte degli abitanti delle civiltà urbane
il suolo è quello che calpestiamo e che seppelliamo
sotto l’asfalto stradale mentre quello agricolo è
‘toccato’ soltanto da un numero sempre più limitato di
coltivatori agricoli e di addetti alla zootecnica. Eppure
il nostro cibo dipende da loro e dagli innumerevoli
‘operai’ biologici che operano nel suolo.
SUOLO E PRODUZIONE
AGRICOLA
STORIA DI UN CICLO NATURALE SEMPRE
MENO IN EQUILIBRIO
IMPRONTA
ALIMENTARE
Giorgio Nebbia