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n.15 settembre 2014
ACQUA
GESTIONE
Ubicato nel comprensorio dominato dal sistema irriguo della roggia Vettab-
bia, il depuratore di Nosedo sorge in un’area compresa tra la città costruita
e la vasta fascia irrigua che si estende a sud, nei pressi dell’Abbazia di
Chiaravalle. Fin dall’epoca romana, il canale della Vettabbia raccoglieva le
acque di scarico del Seveso, della Mollia e di altri corsi d’acqua minori. È
nel corso dell’ultimo secolo, però, che sono stati realizzati una serie di cam-
biamenti importanti del sistema fognario milanese. Seguendo i diversi pro-
getti elaborati tra la ¿ne dell’800 e la prima metà del ‘900, la rete fognaria
è stata ampliata e coperta ¿no a raggiungere l’attuale estensione di circa
1.450 km. Negli anni ’70, con la legge Merli sulla tutela delle acque, è stato
predisposto un nuovo piano, che prevedeva la costruzione a valle della
città di tre impianti di depurazione: Nosedo, Milano SanRocco e Peschiera
Borromeo. La realizzazione del primo, però, ha incontrato enormi dif¿coltà.
Con l’emanazione del cosiddetto Decreto Galasso, infatti, il Ministero per i
Beni Culturali e Ambientali imponeva il vincolo di non edi¿cabilità per una
fascia di 150 metri dalle ripe dei corsi d’acqua e dei torrenti, compreso la
Roggia Vettabbia che scorre nell’area interessata dalla costruzione dell’im-
pianto di Nosedo. “Il posizionamento del depuratore - spiega l’ingegner
Mazzini - è legato al fatto che in questa area arriva uno dei canali fognari
più importanti di Milano, il collettore Nosedo, che attraversa tutta la città
mentre, in zona Rogoredo, a 2-3 km di distanza, c’è il secondo grande
collettore, Ampliamento Est. Quindi questa è l’ubicazione più logica”. Ma
nonostante questa valutazione fosse confermata anche dagli studi di
compatibilità ambientale effettuati negli anni ’80, le controversie si sono
protratte per anni. “All’inizio del 2000 neppure una goccia degli scarichi di
Milano veniva depurata e veniva riversata direttamente nel Lambro, nel
Po e nell’Adriatico. In quegli anni si diceva che un 20% dell’inquinamento
dell’alto Adriatico veniva ‘regalato’ con i saluti e i ringraziamenti da parte
di Milano!” ironizza Mazzini. E così, è solo dopo il commissariamento per
la realizzazione degli impianti di depurazione delle acque reÀue della città
di Milano, che la progettazione e costruzione del depuratore di Nosedo
hanno inizio.
La realizzazione dell’opera
“Stante il regime di emergenza, l’allora sindaco di Milano è stato nominato
commissario straordinario e, in fase di progettazione, grazie all’eccellente
lavoro di Ambiente Italia che ha prodotto una corposa documentazione
tecnica, è stato effettuato uno studio sull’impatto ambientale del depurato-
re: impatto sulla viabilità, rumori, odori, l’ambiente e le ecospecie” spiega
il presidente di Milano Depur. Il progetto de¿nitivo è stato presentato al
Ministero dell’ambiente che ha fatto una chiamata unica in conferenza di
servizi presso la sala giunta del Comune di Milano nella quale sono emer-
se ulteriori prescrizioni, inclusi i monitoraggi ambientali, che il Comune di
Milano ha fatto dopo l’entrata in funzione, per valutare gli impatti reali di
miglioramento della qualità delle acque dei corsi d’acqua super¿ciali.
“Sulla base dell’esperienza fatta in passato per la costruzione di grandi
opere di questo tipo, abbiamo ‘aperto le porte’ del cantiere alla cittadinan-
za, ¿n da quando abbiamo fatto il primo scavo: scuole, delegazioni da tutto
il mondo ma, in particolare, associazioni presenti sul territorio – ricorda
Roberto Mazzini -. Questo ha fatto sì che il depuratore oggi conia anche
Antonella
Rampichini
Il primo e più grande impianto
di trattamento delle acque reflue
di Milano, nato in risposta
a una emergenza ambientale,
oggi si configura come uno
straordinario laboratorio di sviluppo
urbano sostenibile integrato.
Ne parliamo con Roberto Mazzini,
presidente di Milano Depur,
concessionaria di costruzione
e gestione dell’impianto.
LA DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE DI MILANO
QUANDO IL RIFIUTO DIVENTA
RISORSA PER L’AMBIENTE
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