Il cambiamento climatico non si è fermato

Pubblicato il 10 luglio 2010

‘Sono bastati un inverno freddo e nevoso e una primavera molto piovosa in gran parte dell’Europa e del Nord America per fare riaffiorare nell’opinione pubblica e nella stampa l’idea che il cambiamento climatico in corso si sia arrestato e a ridar fiato a quanti lo negano o ritengono rientri nei fatti interamente naturali’. Così Giuseppe Orombelli, professore Emerito di Geografia Fisica e Geomorfologia nell’Università di Milano-Bicocca e accademico dei Lincei, ha aperto la sua relazione all’Università di Milano-Bicocca intervendo alla conferenza ‘L’impegno delle Scienze Ambientali: ricerca, formazione, gestione e innovazione’, organizzata dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio dell’Ateneo.

‘Non bisogna farsi ingannare da condizioni meteorologiche locali e temporali – ha proseguito Orombelli. Il cambiamento climatico è tutt’ora in atto e vi sono numerosi sintomi di un aggravarsi dei suoi effetti. Aumenta il convincimento negli studiosi del clima che la tendenza attuale non si possa tutt’oggi spiegare senza ricorrere alla forzante umana. Le forzanti naturali (attività solare, attività vulcanica esplosiva, variabilità interna al sistema e così via) ovviamente agiscono, ma con effetti minori e temporanei. Spiegazioni differenti non sono state avanzate o non hanno retto alle obiezioni’.

Orombelli ha continuato elencando un’eloquente serie di dati recentissimi che confermano quanto sia complessa la relazione tra fattori umani e naturali nel condizionamento del clima del pianeta. E, soprattutto, quanto la percezione degli eventi climatici possa distogliere l’attenzione dall’entità globale del fenomeno.

Università di Milano-Bicocca: www.unimib.it



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