Una mappa offre una visione globale dell’inquinamento atmosferico nocivo per la salute

Pubblicato il 29 settembre 2010

In molti Paesi in via di sviluppo, l’assenza di sensori che rilevano l’inquinamento atmosferico in superficie rende difficile e, in alcuni casi impossibile, formulare una stima approssimativa della quantità di una sottocategoria di particelle disperse nell’aria che gli epidemiologi ritengono contribuire a milioni di morti premature ogni anno. Il tipo di particelle causa del problema, chiamato particolato fine (PM2.5), ha un diametro uguale o inferiore a 2,5 micrometri, circa un decimo della sezione di un capello umano.

Per colmare le carenze nelle misurazioni di PM2.5 in superficie, gli esperti guardano ai satelliti per ottenere una prospettiva globale. Gli strumenti satellitari hanno difficoltà a fornire dati sulle particelle vicine alla superficie: la maggior parte degli strumenti satellitari non riescono a distinguere le particelle vicine al terreno da quelle alte nell’atmosfera. In più, le nuvole tendono a oscurare la vista. Mentre le superfici terrestri “lucide”, come quelle ricoperte di neve o la sabbia del deserto, e quelle che si trovano in certe aree urbane possono rovinare i rilevamenti. Tuttavia, la visione è diventata un po’ più chiara quest’estate con la pubblicazione della prima mappa globale a lungo termine di PM2.5 in un recente numero di Environmental Health Perspectives.

I ricercatori canadesi Aaron van Donkelaar e Randall Martin della Dalhousie University, di Halifax in Nova Scotia hanno creato la mappa intrecciando i dati della quantità di aerosol rilevati nel carotaggio atmosferico da due satelliti Nasa con informazioni sulla distribuzione verticale di aerosol da un modello elaborato al computer.

La mappa, che mostra i risultati della media del PM2.5 tra il 2001 e il 2006, offre a oggi il più completo quadro generale delle particelle nocive per la salute. Sebbene la nuova tecnica di intreccio dati non abbia prodotto necessariamente dati più accurati sull’inquinamento sui Paesi industrializzati che hanno reti di monitoraggio superficiale ben avviate, essa ha fornito le prime stime di PM2.5 a molti Paesi in via di sviluppo che non ne avevano avuto informazione fino a ora.

La mappa indica livelli molto alti di PM2.5 in un’ampia striscia di terra che si stende dal Deserto del Sahara all’Estremo Oriente asiatico. Quando si confronta la mappa con la densità demografica, si può stimare che più dell’80% della popolazione mondiale respira aria inquinata che supera il livello prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 10 microgrammi al metro cubo. I livelli di PM2.5 sono relativamente bassi negli Stati Uniti, nonostante notevoli sacche siano chiaramente visibili sulle aree urbane.

Il vento solleva grandi quantità di polvere minerale nel deserto arabo e nel Sahara. In molte aree urbanizzate, come la Cina dell’Est e il Nord dell’India, le centrali elettriche e le fabbriche che bruciano carbone non hanno filtri e producono un flusso costante di solfati e particelle di fuliggine. Anche il gas di scarico dei veicoli a motore può emettere masse significanti di nitrati e altre particelle. Sia gli incendi a scopo agricolo sia i motori diesel producono particelle scure e fuligginose che gli scienziati chiamano carbone nero.

Le microparticelle possono farsi strada in profondità nei polmoni e quelle ultrafini possono anche entrare nella circolazione sanguigna. Una volta lì possono provocare tutta una serie di malattie, come asma, disturbi cardio-vascolari e bronchiti.

Dalhousie University: www.dal.ca

Nasa: www.nasa.gov



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