Cresce il mercato Digital & Smart Infrastructures: +16% pari a 1,36 mld di euro
I settori che crescono di più sono Smart Energy Infrastructures (460 mln euro, +21%), Smart Railway (320 mln euro, +12%) e Smart Road (240 mln euro, +17%). Le iniziative di digitalizzazione delle infrastrutture energetiche salgono dal 13% nel 2022 al 24% nel 2025. Grazie a sistemi di Structural Health Monitoring è possibile ridurre del 30% i costi diretti di manutenzione, del 45% i costi per gli utenti e fino al 40% il costo di rischio residuo
Cresce del +16% in un anno il mercato italiano delle Digital & Smart Infrastructures, la spesa in tecnologie digitali intelligenti per le grandi infrastrutture, che raggiunge 1,36 miliardi di euro nel 2025 secondo la ricerca dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures del Politecnico di Milano. Una crescita, in linea con i principali Paesi occidentali, dovuta principalmente allo sviluppo dei progetti legati al PNRR, accelerati in vista della scadenza imminente del Piano, all’allocazione dei fondi del programma “Connecting Europe Facility” e agli investimenti dei gestori, pubblici e privati.
La digitalizzazione delle infrastrutture
La spesa per la digitalizzazione delle grandi infrastrutture aumenta in particolare nel comparto delle Smart Energy Infrastructure (460 milioni di euro, +21%), grazie alla crescente digitalizzazione delle reti elettriche e idriche, all’automazione di dighe e acquedotti e ai sistemi di monitoraggio predittivo dei gasdotti.
Poi il settore delle Smart Railway (320 milioni di euro, +12%), sostenuto dagli investimenti di RFI in tecnologie di segnalamento digitale, manutenzione predittiva e sensoristica IoT, e delle Smart Road (240 milioni di euro, +17%), spinte dai progetti PNRR e dallo sviluppo delle comunicazioni Vehicle-to-Everything, che permettono ai veicoli di comunicare in tempo reale con infrastrutture stradali, altri veicoli, pedoni e reti digitali, creando un ecosistema di mobilità connessa e intelligente.
Ma è significativo anche lo sviluppo delle tecnologie di Smart Bridge & Tunnel (175 milioni di euro, +13%), Smart Airport (75 milioni di euro, +10%), Smart Port (50 milioni di euro +12%) e Smart Logistic Hub (40 milioni di euro +14%).
In questa transizione, la sfida strategica per tutti gli operatori del settore si sposta progressivamente dalla gestione tecnica dell’infrastruttura fisica alla capacità di gestire i dati multi-sorgente per sviluppare servizi a valore aggiunto. I sistemi avanzati di monitoraggio e gestione delle grandi opere infrastrutturali (Structural Health Monitoring) basati su sensori, piattaforme dati e algoritmi di analisi, abbattono i costi del ciclo di vita di un’opera fino al 21%.
Osservatorio Digital & Smart Infrastructures
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Smart Infrastructures: un ponte tra innovazione, dati e nuovi ecosistemi”. Uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
Spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures:
“Il settore delle grandi opere si trova davanti a un cambio di paradigma senza precedenti. L’infrastruttura, da sempre un asset fisico e statico, si sta trasformando in una piattaforma digitale, dinamica e interconnessa. Se in passato il valore di un’opera si misurava principalmente sulla sua dimensione e solidità strutturale, oggi la nuova frontiera competitiva si gioca sulla capacità di renderla intelligente attraverso software e dati”.
Spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures:
“In questa transizione, i gestori devono riscrivere le proprie strategie industriali, posizionando la connettività avanzata, l’Intelligenza Artificiale e la cybersecurity non più come semplici componenti accessorie, ma come il vero motore degli investimenti di domani. Il grande compito dei gestori è accelerare la digitalizzazione degli asset fisici, sostenere la transizione energetica verso i target di decarbonizzazione e reagire alla ridefinizione profonda delle regole competitive e normative”.
I modelli di manutenzione predittiva
In Italia, la presenza di oltre 840.000 km di rete stradale, oltre 60.000 ponti e più di 2.200 gallerie, rende difficile disporre di informazioni complete e aggiornate su stato di salute e funzionamento delle infrastrutture. I sistemi avanzati di monitoraggio e gestione delle grandi opere infrastrutturali (SHM) consentono di monitorare in tempo reale lo stato delle opere, anticipare anomalie e programmare interventi manutentivi più tempestivi ed efficienti, riducendo costi, rischi e impatti legati a chiusure o limitazioni della rete.
L’Osservatorio ha sviluppato un modello di stima dei benefici di sistemi SHM applicato a un ponte a larga campata (oltre 20 mt), con ciclo di vita superiore ai 50 anni, annesso a un tratto stradale soggetto a traffico pesante, la cui chiusura potrebbe generare costi rilevanti per gli utenti, con un costo complessivo stimato tra 150.000 e 335.000 euro inclusivo di investimento iniziale e gestione operativa.
Grazie ai sistemi SHM è possibile ridurre fino al 30% i costi diretti di manutenzione, con un risparmio da 200.000 euro a 140.000 euro; fino al 45% i costi per gli utenti legati a chiusure e deviazioni (da 1.000.000 a 550.000 euro); fino al 40% i costi di rischio residuo per gli eventi critici che potrebbero verificarsi nonostante l’introduzione di sistemi di monitoraggio (da 225.000 euro vs 135.000 euro). Complessivamente, la gestione data-driven dell’infrastruttura consente di ottenere risparmi di lungo periodo superiori al 20% lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.
Le Smart Road
La strada connessa oggi diventa parte integrante del sistema di guida, capace di comunicare informazioni utili, come condizioni di sicurezza della strada, priorità semaforiche o limiti di velocità. In Italia, sebbene il contesto regolatorio sia complesso, le soluzioni digitali sono ormai incorporate nelle dotazioni della rete, permettendo un monitoraggio più evoluto rispetto al passato.
Tra gli esempi ci sono:
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la A4 (Milano–Bergamo)
con la quarta corsia dinamica gestita da algoritmi predittivi, capace di ridurre fino a 1,5 tonnellate di emissioni di CO2 equivalenti per ogni ora di attivazione, ottimizzando la fluidità veicolare senza necessità di nuovo consumo di suolo;
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la digitalizzazione della dorsale E45-E55
con sistemi di comunicazione V2X per il monitoraggio del traffico e la gestione delle emergenze;
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l’A2 (Autostrada del Mediterraneo)
con oltre 800 postazioni tecnologiche alimentate da fonti rinnovabili che abilitano servizi di assistenza alla guida connessa, fornendo agli utenti informazioni in tempo reale su cantieri e sicurezza;
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e la SS51 di Alemagna,
primo esempio italiano di Smart Road montana, dotata di un sistema che integra la gestione dei flussi turistici con un monitoraggio meteo-ambientale avanzato.
L’Osservatorio ha analizzato 176 progetti Smart Road a livello internazionale, classificandoli in base a maturità strategica e tecnologica. I risultati evidenziano tre stadi progressivi attraverso cui le iniziative evolvono, passando da un approccio focalizzato sulla tecnologia infrastrutturale a una gestione basata sui dati e, infine, a un ecosistema integrato di servizi digitali. L’evoluzione verso il terzo stadio di maturità è vincolata tecnicamente dalla capacità di dialogo tra gli asset infrastrutturali: senza una connettività evoluta, con un’integrazione totale V2X, non può esserci una reale orchestrazione della mobilità.
Smart Energy Infrastructure
Oggi le soluzioni di Smart Energy Infrastructure sono sempre più diffuse, spinte dalla necessità di integrare le fonti rinnovabili e aumentare la resilienza dei sistemi nazionali di fronte alle sfide climatiche e geopolitiche. In Italia si evidenzia una forte crescita dal 2023, seguita nel 2025 da una dinamica più contenuta. A livello internazionale, la quota di iniziative nelle infrastrutture energetiche tra i progetti basati su tecnologie digitali negli ultimi cinque anni è passata dal 13% nel 2022 al 28% nel 2023, fino al 29% nel 2024 e al 24% nel 2025. Il 52% dei progetti riguarda il comparto elettrico, il 28% quello idrico e il 20% il settore del gas.
La crescente digitalizzazione delle infrastrutture energetiche introduce inoltre nuove sfide in termini di cybersecurity. La sicurezza informatica diventa un elemento imprescindibile della resilienza infrastrutturale: la protezione dei sistemi di monitoraggio, delle reti di comunicazione e delle piattaforme di gestione dati diventa fondamentale per garantire regolarità del servizio e affidabilità delle infrastrutture nel loro complesso.
Le start-up
La transizione verso le Digital & Smart Infrastructures vede le start-up ricoprire un ruolo sempre più strategico nello sviluppo di software predittivi, sensoristica IoT avanzata, Digital Twin e piattaforme di Data Analytics per il monitoraggio delle reti infrastrutturali. L’Osservatorio ha censito 218 start-up attive a livello globale, che nel solo 2025 hanno raccolto complessivamente 594 milioni di dollari, in crescita del +6% rispetto all’anno precedente e del 20% negli ultimi due anni. Le principali aree di sviluppo riguardano piattaforme digitali e Data Analytics (32%), sensoristica IoT (18%) e Intelligenza Artificiale (17%).
(*) L’edizione 2025-26 dell’Osservatorio Digital & Smart Infrastructures della POLIMI Schol of Management è realizzata con il supporto di:
Autostrada Pedemontana Lombarda, Baker Huges, Mapei, Technital, TIM Enterprise, Tokbo;AON, Be2Net – Gruppo Gulliver, EBWorld – NexaTree, Generali Jeniot, Gruppo Save, Idrostudi – ASDEA, Inwit, Maticmind, Milano Serravalle, Motion Analytica – beanTech, Movyon, Pirelli, Prometeia, Sensoworks, Sinelec – ASTM, Sirti Digital Solutions, Socotec, Stazioni Marittime Genova, Terna, UnipolTech, Vigilate; Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), ALICE, AMAT, Arvedi Group, BeArc, Brembo, Confindustria Verona, Consorzio Dafne, CPT Group, Digital4PRO, Freight Leader Council, Ingegneria Sismica Italiana (ISI), Istituto sui Trasporti e la Logistica (ITL), Ministero degli Affari Esteri del Brasile, Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), P4I, Roma Mobilità, STMicroelectronics, Uniontrasporti.
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