FAO: Necessaria una maggior efficienza dei sistemi zootecnici

Pubblicato il 14 dicembre 2011

La crescita della popolazione e del reddito mondiale stanno alimentando un trend di progressivo aumento del consumo pro-capite di proteine animali nei paesi in via di sviluppo, riferisce il rapporto “World Livestock 2011: Lvestock in food security” (La Zootecnia nel Mondo 2011). Si stima che il consumo di carne crescerà di circa il 73% entro il 2050, mentre il consumo di prodotti caseari salirà del 58% rispetto ai livelli odierni.

Gran parte della domanda futura di prodotti d’allevamento – in particolare nelle aree metropolitanee in espansione, in cui si concentra la maggior parte della crescita della popolazione – verrà soddisfatta dall’uso di sistemi d’allevamento intensivo su larga scala, afferma il rapporto FAO.”Allo stato attuale, non esistono alternative tecnicamente o economicamente fattibili alla produzione intensiva per realizzare l’offerta di prodotti alimentari zootecnici necessaria a soddisfare i bisogni delle città in espansione”, sostiene il rapporto.

Ma tali sistemi sono fonte di preoccupazione sia per il loro impatto ambientale, come l’inquinamento delle falde acquifere e l’emissione di gas serra, sia in quanto potenziali incubatori di malattie, segnala il rapporto, avvertendo che “una sfida inderogabile è quella di rendere la produzione zootecnica intensiva più sostenibile a livello ambientale”.

Secondo la FAO, allo stato attuale delle conoscenze e della tecnologia vi sono tre modi di farlo: ridurre il livello di inquinamento prodotto dagli scarti e dai gas serra; ridurre la quantità di acqua e cereali necessaria a produrre ogni dato ammontare di proteine animali; e riciclare i sotto-prodotti agro-industriali tra le popolazioni di bestiame.

La crescita della produzione zootecnica verificatasi negli ultimi 40 anni è stata dovuta principalmente all’aumento del numero totale dei capi di bestiame allevati. Ma “è difficile immaginare di poter soddisfare la crescente domanda prevista in futuro allevando il doppio del pollame, l’80% in più di piccoli ruminanti, il 50% in più di bovini e il 40% in più di suini, e continuando a sfruttare lo stesso livello di risorse naturali di adesso”, afferma il rapporto FAO.

Al contrario, gli aumenti produttivi dovranno scaturire da una maggiore efficienza dei sistemi zootecnici nel convertire le risorse naturali in cibo e nel ridurre gli sprechi. Ciò richiederà investimenti di capitali nonché politiche e un contesto normativo favorevoli.

Altri problemi di cui tener conto sono la siccità, l’insufficienza di risorse idriche ed altri effetti relativi al clima – per non parlare delle malattie animali, alcune delle quali possono minacciare direttamente la salute stessa dell’uomo – tutte sfide che andranno affrontate con il progressivo aumento della produzione zootecnica.

Dal 1967, la produzione globale di pollame è aumentata di circa il 700%. Anche altri prodotti hanno visto una notevole crescita produttiva, come le uova, che hanno registrato un aumento del 350%, la carne di maiale (290%), la carne di pecora e di capra (200%), la carne di bovini e bufali (180%) e il latte (180%). I prodotti zootecnici oggi forniscono il 12,9% delle calorie consumate a livello mondiale – il 20,3% nei paesi sviluppati. Il loro contributo al consumo di proteine è stimato pari al 27,9% a livello mondiale e al 47,8% nei paesi sviluppati.

“Il consumo medio di proteine animali in Africa è meno di un quarto di quello nelle Americhe, in Europa e in Oceania, ed è pari a solo il 17% del livello raccomandato di consumo di proteine in generale”, riferisce il rapporto FAO. “Al contrario, il consumo di proteine animali nelle Americhe, in Europa e in Oceania nel 2005 era tra il 78% e il 98% del fabbisogno proteico totale, il che indica un sovra-consumo di prodotti zootecnici in queste regioni.”

Ma nei paesi in via di sviluppo, l’allevamento e i prodotti zootecnici possono contribuire in maniera cruciale alla sicurezza economica e alimentare delle famiglie, nonché alla loro alimentazione. Anche piccole quantità di alimenti d’origine animale possono migliorare lo stato nutrizionale delle famiglie a basso reddito. Carne, latte e uova forniscono proteine con una vasta gamma di amminoacidi e di micro-nutrienti come il ferro, lo zinco, la vitamina A, la vitamina B12 e il calcio, di cui le persone malnutrite sono carenti.

Per le comunità pastorali dipendenti dall’allevamento, come quelle dell’Africa Orientale -sostiene il rapporto – obiettivi prioritari dovrebbero essere: aumentare il contributo del settore zootecnico alla sicurezza alimentare, risanando i pascoli in degrado e gestendoli in maniera migliore; perfezionare la cura della salute animale; rendere più facile per gli allevatori il collocare i propri animali e beni sul mercato.

FAO: www.fao.org
 



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