NATURALI
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n.15 settembre 2014
L’estensione dei fenomeni di siccità prolungata
provoca l’alterazione dell’ecosistema acquatico
portando a diminuzioni o interruzioni del
deflusso minimo vitale dei fiumi con perdita di
habitat e di biodiversità. Anche in zone dove
l’acqua è abbondante, essa può diventare
non idonea per determinati usi a causa dello
scadimento della sua qualità dovuta ad
inquinamento di tipo industriale, agricolo e
urbano. In aggiunta, le normative internazionali
per la protezione delle acque, e in particolare
la Direttiva Quadro sulle Acque [1], richiedono
standard di qualità (ossia valori limite di
concentrazione di alcuni inquinanti) sempre più
stringenti, così da rendere inutilizzabili acque
in precedenza ritenute idonee a specifici usi.
L’aumento della contaminazione delle acque
superficiali da parte di composti chimici di
sintesi è uno dei principali problemi ambientali
che preoccupano la comunità scientifica. Circa
300 milioni di tonnellate annue di composti
di uso industriale, agricolo e domestico si
ritrovano in gran parte nelle acque naturali.
Nell’Unione Europea, per esempio, esistono
più di 100.000 sostanze chimiche registrate,
di cui circa il 50% è utilizzato giornalmente.
La letteratura nazionale e internazionale ci
mostra come molti composti ‘nuovi’ entrino
nell’ambiente, si disperdano e persistano
per lunghi periodi (Figura 1). Molti di questi
composti sono ubiquitari nelle acque naturali, e
sono rilevati non solo nelle aree industrializzate
ma anche nelle aree più remote della Terra.
Negli ultimi decenni, l’utilizzo di impianti
di depurazione delle acque di scarico ha
consentito di migliorare sensibilmente la qualità
delle acque. Tuttavia, queste sono sottoposte
a una pressione crescente causata dalla
sempre maggiore densità di insediamento
urbano, dallo sfruttamento industriale e dal
rilascio di composti organici persistenti. È
generalmente accertato ormai che una gran
parte dei bacini idrografici europei sia a
oli minerali e combustibili
2%
altre
10%
ingegneria
elettronica
5%
personale/ domestico
12%
industria
fotografica
8%
cartiere
8%
tessile
9%
produzione
polimeri
9%
industria di sintesi
31%
vernici
6%
Figura 1 - Produzione dei composti chimici ‘nuovi’
nell’Unione Europea per settore di applicazione
Gli ecosistemi acquatici e le pressioni
antropiche
L’acqua è una risorsa preziosa e vulnerabile,
essenziale per la vita sulla terra. La tutela e
un uso razionale e sostenibile della risorsa
idrica richiedono un’efficiente gestione e
rappresentano obbiettivi molto impegnativi
da raggiungere. Di tutta l’acqua presente
sul nostro Pianeta solo il 2,6% è dolce e di
questa solo l’1% è direttamente accessibile
nei fiumi, nei laghi e nel sottosuolo. Grazie
al calore irraggiato dal sole, l’acqua è
continuamente in movimento: evapora dal
suolo, dagli organismi viventi (traspirazione)
e dalle distese d’acqua (laghi, mari, fiumi), il
vapore sale in quota formando le nubi che,
a loro volta, lasciano cadere l’acqua sotto
forma di pioggia, neve o grandine. La maggior
parte di quest’acqua scorre sulla superficie
terrestre in fiumi, torrenti e rigagnoli e va a
finire direttamente in mare, mentre la frazione
restante penetra nel sottosuolo, mantenendolo
umido, e filtra in profondità fino ad incontrare
strati impermeabili, alimentando così le falde
acquifere, oppure scorre in profondità fino ad
uscire in superficie sotto forma di sorgenti. Una
buona qualità delle acque superficiali è, quindi,
di fondamentale importanza per proteggere
gli ecosistemi acquatici e le nostre risorse
di acqua potabile. I cambiamenti climatici
e l’effetto delle attività umane modificano il
normale ciclo dell’acqua: la cementificazione,
ad esempio, diminuisce la velocità di ricarica
della falda, aumenta l’erosione abbassando
la capacità di autodepurazione dei suoli
aumentando quindi il dilavamento verso i fiumi.
rischio di non raggiungere nel 2015 gli obiettivi
di buona qualità imposti dalla WFD. Di fatto,
gli impianti di depurazione dei reflui urbani e
industriali, la maggior parte dei quali è stata
progettata negli anni ’70 principalmente per
l’abbattimento di azoto e fosforo, sono in grado
di eliminare l’apporto di sostanze solide, di
quelle degradabili di origine organica e di quelle
nutritive, contribuendo in modo sostanziale alla
protezione delle acque superficiali. Tuttavia molti
microinquinanti organici potenzialmente nocivi
non si biodegradano e presentano una scarsa
capacità ad essere rimossi completamente
raggiungendo, attraverso gli effluenti, i corpi idrici
riceventi.
Contaminanti emergenti: l’esempio dei
principi farmaceutici
I contaminanti ‘emergenti’ sono composti chimici
non necessariamente sconosciuti o di nuova
generazione ma la cui rilevanza ambientale è
emersa solo recentemente; si tratta di composti
il cui uso diffuso tra la popolazione, la cui
valutazione di rischio e la cui ecotossicità spesso
non sono note ed è quindi difficile predirne gli
effetti sugli ecosistemi e sulla salute umana.
Questa categoria di inquinanti comprende
diverse classi di composti per la maggior parte
organici (pesticidi di nuova generazione, residui
farmaceutici, prodotti per la cura della persona,
tensioattivi, interferenti endocrini) che possono
diversificarsi in base alla struttura chimica,
al meccanismo d’azione, al tipo di utilizzo,
alle fonti e vie di esposizione. Al mondo della
ricerca è quindi chiesto di fornire le conoscenze
sulle risposte dei sistemi acquatici alle diverse