Rilevare le sostanze radioattive nocive per la salute: un compito da chimici
Ogni tanto qualche notizia di chimica filtra anche nella grande stampa; è il caso dell’annuncio dell’arrivo (e del sequestro) di un carico di acciaio inossidabile radioattivo proveniente dalla Cina e destinato alle fonderie italiane, apparentemente contaminato da cobalto-60 usato nelle acciaierie per misurare lo spessore degli altiforni.
Con la diffusione delle applicazioni militari e commerciali dell’energia nucleare si sono moltiplicati i casi di dispersione accidentale di sostanze radioattive in prodotti commerciali, anche di uso comune. Un caso drammatico fu l’incidente (1987), con molti morti, di Goiania, in Brasile, dove rottami di apparecchiature mediche contenenti cesio-137 si sono dispersi fra la popolazione. Dopo l’incidente al reattore ucraino di Chernobyl (1986) sono arrivate in Italia (1988) partite di scorie di alluminio radioattive. La radioattività viene, oltre che da incidenti, da uno dei molti passaggi delle attività nucleari, da quelle minerarie, dal trattamento dell’uranio, dalle operazioni di smaltimento e trattamento del combustibile irraggiato estratto dai reattori, dai rottami dei reattori e delle centrali nucleari quando sono smantellate.
Sostanze radioattive possono finire, accidentalmente, anche negli oggetti domestici come piatti, posate, oppure in macchinari; ci sono naturalmente dei controlli, soprattutto nelle importazioni, ma la massa di materiali in circolazione nel mondo è così grande che tali controlli sono sempre più difficili, anche perché possono verificarsi frodi per vendere a basso prezzo materiali che dovrebbero essere distrutti. Importatori disonesti fecero arrivare in Italia (ancora nel 1988) partite di grano radioattivo acquistato a basso prezzo in Ucraina perché contaminato e destinato alla distruzione.
Molti studiosi lamentano che il referendum antinucleare italiano ha svuotato le università di corsi e di studenti nel campo nucleare. Parebbe che ci sia crescente bisogno, specialmente tra i chimici, di esperti nel campo nucleare non per costruire reattori ma per tenere sotto controllo i materiali diffusi nel mondo dalle attività nucleari e i prodotti che essi possono inquinare.
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