La road map del Recovery Fund si tinge di green
Il premier Draghi ha tracciato un vero e proprio manifesto di politica economica di lungo periodo basato sulla spinta propulsiva agli investimenti, sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, l’alta velocità, la mobilità elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, che non potrà non tener conto dei fondi europei del Recovery Fund e che dovrà prevedere un rafforzamento, in termini strategici, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nella direzione degli obiettivi indicati.
Un Paese, dunque, quello disegnato dal PNRR non solo più moderno, inclusivo e digitale, ma soprattutto più sostenibile. In una tale logica, le competenze relative alla green economy, con il Governo Draghi vengono fatte ricadere sotto il neonato Ministero della Transizione Ecologica che di fatto ha accorpato, insieme alle competenze del dicastero dell’Ambiente, quelle “energetiche” del MISE.
La seconda missione del Piano denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica” è organizzata in quattro componenti che riguardano i grandi temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, delle risorse idriche e dell’inquinamento.
Gli investimenti in cui si concretizzano le quattro componenti della missione sono distribuiti su diverse linee progettuali per un ammontare complessivo di risorse pari a 68,9 miliardi di euro.
Una fetta enorme delle risorse del Recovery Plan è dunque destinata al macro ambito del green, un grande paniere in cui rientrano la decarbonizzazione dell’ex Ilva, le rinnovabili, la proroga del superbonus, l’idrogeno, le ciclovie, il rimboschimento, il ciclo dei rifiuti e il tema, mai stato così attuale, della mobilità sostenibile.
Le azioni di investimento della missione saranno accompagnate da specifiche riforme volte a favorire la transizione energetica e la svolta ecologica, fra le quali emerge, per rilevanza, la definizione di una strategia nazionale in materia di economia circolare.
La componente “Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile” è una delle più importanti dell’intero Piano non solo della seconda missione, per via del suo ruolo strategico all’interno dell’obiettivo di sostenibilità ambientale, in quanto interviene, innanzitutto, sulla produzione e la distribuzione di energia, favorendo il ricorso alle fonti rinnovabili e predisponendo le infrastrutture necessarie per la loro integrazione nel sistema elettrico nazionale e per lo sfruttamento dell’idrogeno liquido. La componente interviene anche con un’azione di decarbonizzazione dei trasporti e soluzioni green di pubblic mobility volte a offrire un significativo contributo nella riduzione dell’inquinamento.
Nella cosiddetta via italiana per l’idrogeno, una strada quasi obbligata alla luce degli sviluppi internazionali e degli obiettivi UE per l’idrogeno, il Piano intende puntare anzitutto sulla produzione di idrogeno da rinnovabili localizzate nelle aree industriali dismesse con lo specifico obiettivo di riconvertire le aree industriali abbandonate per testare la produzione di idrogeno nell’industria, trasformandole in nuove Hydrogen Valley.
Nel Recovery Plan sono, inoltre, incluse linee progettuali ad hoc per creare un polo industriale di elettrolizzatori e per lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno nell’ambito della strategia europea di abbattimento delle emissioni. Il radar è puntato in particolare sul progetto di decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto e sulla produzione di acciaio verde in Italia.
Il Piano intende sostenere azioni per migliorare la conoscenza del vettore idrogeno in tutte le sue fasi dalla produzione, allo stoccaggio, grazie alla creazione di stazioni di rifornimento, alla distribuzione, nonché al suo utilizzo nella rete ferroviaria nazionale. Previsti anche interventi di sviluppo tecnologico di idrogeno verde per rendere le turbine a gas parte integrante del futuro mix energetico.
La missione propone anche di incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili in linea con gli obiettivi europei, stimolando lo sviluppo di una filiera industriale, attraverso investimenti per 8,6 miliardi di Euro.
L’aumento della produzione da fonti rinnovabili sarà realizzato in misura importante tramite lo sviluppo di parchi eolici e fotovoltaici offshore. Nel dettaglio, sono previsti contributi a sostegno dello sviluppo di progetti fotovoltaici galleggianti ed eolici offshore, nonché un adeguato supporto finanziario.
In combinazione con gli impianti eolici, saranno progettati e installati impianti fotovoltaici galleggianti che incrementano così la produzione totale di energia. Questo intervento beneficia di risorse complementari per 300 milioni di euro provenienti dai progetti PON.
A questi investimenti si aggiungono poi gli interventi a sostegno alla filiera industriale nei settori tecnologici legati alle rinnovabili e il potenziamento e la digitalizzazione delle infrastrutture di rete elettrica volti ad istallare poli integrati di ricarica veloce per veicoli elettrici, dal momento che per raggiungere gli obiettivi europei in materia di decarbonizzazione è previsto che per il 2030 si possa contare su un parco circolante di circa 6 milioni di veicoli elettrici.
Fra le riforme previste nel Piano spiccano la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili onshore e offshore e la definizione del nuovo quadro giuridico a sostegno della produzione da fonti rinnovabili innovative, una nuova regolamentazione per il rilascio di biogas e l’allineamento della legislazione nazionale e regionale sulla riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici e sul relativo sistema di monitoraggio.
Nonostante il cauto entusiasmo degli ambientalisti e gli allarmi lanciati dalla scienza siamo di fronte ad un accordo storico che non era scontato raggiungere, che ha permesso di destinare il 30% circa delle risorse dell’Unione a misure per il clima e a favore di un Green New Deal.
La road map climatica resta una proposta aperta per realizzare l’ambizioso progetto europeo di diventare la prima regione climate neutral del mondo e per indirizzare i finanziamenti del Recovery Plan Nazionale nella direzione di una transizione ecologica, climatica e socialmente sostenibile tanto desiderata quanto necessaria in quanto “il clima non può più attendere”.
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