Efficienza energetica degli edifici, come aderire alla direttiva EED dell’Unione Europea
A cura di Antonello Guzzetti, Country Manager di Qundis in Italia
Riscaldamento globale, climate change, qualità dell’aria. Si tratta solo di alcune delle tante emergenze a livello ambientale a cui è necessario porre rimedio, per farlo è indispensabile rendersi conto che l’unica via d’uscita è puntare sul risparmio energetico. La necessità di incentivare sistemi di produzione dell’energia che riducano allo stesso tempo le emissioni e la produzione di energia, diminuendo gli sprechi, è ormai una priorità; motivo per cui la riqualificazione impiantistica degli edifici deve rappresentare un punto cardine in una società che voglia preservare se stessa e le generazioni future.
L’Unione Europea si sta impegnando molto in tal senso. La direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica (“direttiva efficienza energetica” per l’appunto) ne parla profusamente, contenendo anche disposizioni relative alla ristrutturazione di edifici e strategie a lungo termine per la mobilitazione di investimenti nella ristrutturazione del parco immobiliare italiano. D’altronde, gli edifici rappresentano circa il 40% del consumo finale di energia, motivo per cui il ruolo del settore edilizio è fondamentale per il conseguimento degli obiettivi che l’Europa si è data, ovvero aumentare l’efficienza energetica del 32,5% entro il 2030.
È di questi giorni la notizia legata alla Commissione UE che ha pubblicato un documento con una serie di raccomandazioni relative a come i Paesi membri dovrebbero recepire al meglio quanto disposto dalla nuova direttiva sulla prestazione energetica degli edifici. Tra queste, si parla di: strategie di ristrutturazione a lungo termine, che dovrebbero includere tutta una serie di elementi, dagli approcci ad una ristrutturazione efficace in termini di costi agli incentivi per le tecnologie intelligenti; meccanismi finanziari, che gli Stati membri devono prevedere per agevolare gli investimenti nelle ristrutturazioni edilizie.
Viene da pensare, però, che la sensibilizzazione sul tema non sia ancora ad un punto così maturo, motivo per cui le raccomandazioni dovrebbero partire da temi ancor più basilari. Un esempio? Rendersi conto che l’informazione è il primo passo verso il risparmio energetico.
Si legge anche nella Direttiva come “l’uso di contatori o contabilizzatori di calore individuali per misurare il consumo individuale di riscaldamento nei condomini alimentati dal teleriscaldamento o dal riscaldamento comune centralizzato comporta benefici se i clienti finali dispongono di un mezzo per controllare il proprio consumo individuale. Pertanto, il loro uso ha un senso solo negli edifici in cui i radiatori sono attrezzati di valvole termostatiche”. E di sistemi di contabilizzazione del calore. Questo proprio perché già il monitoraggio di tutti i propri consumi insieme alla tempestiva informazione del consumatore fa diminuire ulteriormente il consumo di calore e – cosa non secondaria – la sensibilizzazione del consumatore è il provvedimento che richiede il minore investimento possibile se paragonato ai suoi brevi tempi di ammortamento.
Molti ignorano che uno dei maggiori fattori di risparmio è il comportamento dell’utente: parliamo in media di un risparmio sul conteggio finale in base ai reali costi di riscaldamento pari al 20%. Ovviamente negli edifici di nuova costruzione, il comportamento dell’utente ha un maggiore effetto sul consumo energetico che in edifici di costruzione meno recente poiché la coibentazione e gli impianti di riscaldamento sono molto più efficaci.EED
La direttiva EED, inoltre, ritiene assodato che “nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento/raffreddamento centrale o da una rete di teleriscaldamento o da una fonte centrale che alimenta una pluralità di edifici, sono inoltre installati entro il 31 dicembre 2016 contatori individuali per misurare il consumo di calore o raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi.” Bisognerebbe, probabilmente, far sapere all’Unione Europea che – secondo stime interne – circa un milione di questi appartamenti non sono in realtà a norma ma si spera questo processo di sensibilizzazione, insieme all’ondata green che sta attraversando tutto il Paese, possano essere di sprono per quanti non si siano ancora adeguati. Le aziende del settore, dal canto loro, hanno il dovere di produrre esclusivamente dispositivi conformi alle nuove direttive europee e, parallelamente, continuare a sensibilizzare.
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