Rinnovabili: in gioco c’è mezzo punto di Pil

L’analisi di Althesys conferma l’Italia come uno dei mercati più attraenti al mondo per le energie pulite

Pubblicato il 19 aprile 2011

L’Italia, con 203 operazioni mappate nel 2010 e 12,3 miliardi di euro di investimenti, è uno dei mercati più attraenti al mondo per le rinnovabili. Un dato, in particolare, balza agli occhi: il totale degli investimenti del 2010 nelle energie pulite equivale allo 0,4% del Pil Italiano che - nello stesso anno - è cresciuto dell’1%.

Sono questi alcuni dei punti chiave del nuovo Rapporto Irex sulle energie rinnovabili che Althesys ha presentato a Milano e a Roma, in coincidenza con la “Sustainable energy week”. Nel rapporto il bilancio costi-benefici delle energie rinnovabili, gli scenari legati agli incentivi, la mappatura analitica degli investimenti nel 2010, l’evoluzione delle strategie degli operatori, il ruolo degli investitori e un’analisi comparata dei costi d’investimento in Europa.

“Nel 2010, il settore delle energie rinnovabili ha confermato di essere assai dinamico, nonostante la congiuntura economica sfavorevole - spiega Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e capo del team di ricerca -. L’analisi ha rilevato 203 operazioni industriali, per un totale di 5.165 MW e investimenti stimati in circa 12,3 miliardi di euro”. Il maggior numero di investimenti in nuovi impianti è stato effettuato nel fotovoltaico, tuttavia è l’eolico che presenta le maggiori dimensioni in termini di megawatt, grazie anche alle operazioni all’estero, in crescita rispetto agli anni precedenti.

In aumento anche il numero delle acquisizioni rilevate (+30%), a conferma della tendenza al progressivo consolidamento del settore. In calo la presenza degli investitori finanziari, in particolare nelle operazioni di finanza straordinaria. Inoltre, l’analisi costi-benefici condotta da Althesys alla luce degli scenari politici e regolatori attualmente in discussione mostra un beneficio netto per l’Italia compreso tra 24,3 e 32,3 miliardi di euro.

Gli effetti degli investimenti in rinnovabili si possono misurare anche in termini di indotto occupazionale e conseguenti ricadute positive sul Pil. Le fonti da energia rinnovabile potrebbero produrre 90 mila posti di lavoro aggiuntivi per un valore tra i 28,6 ed i 42,3 miliardi di euro entro il 2020. A deciderne il futuro saranno le politiche energetiche nazionali ed internazionali e gli incentivi che gli stati membri adotteranno.

Sulla riduzione degli incentivi alle rinnovabili il commissario europeo Guenter Oettinger ha appena bacchettato l’Italia per l’instabilità normativa che mette a rischio gli investimenti già fatti dagli operatori internazionali e proprio per il rischio occupazione oggi a Roma ci sarà la prima manifestazione dei lavoratori del comparto fotovoltaico (solar day).

A parere di Paolo Frankl – responsabile settore rinnovabili dell’IEA agenzia internazionale dell’energia – “nelle rinnovabili la gran parte della catena del valore, dall’installazione in poi, è ancora italiana e genera numerosi posti di lavoro. La stessa cosa non si può dire dei combustibili fossili che vengono lavorati in varie parti del mondo e solo dopo trasportati in Italia. Nonostante questo la riduzione degli incentivi è da fare il prima possibile per allinearsi ai livelli internazionali”.

Nel rapporto, infine, è stata condotta un’approfondita analisi cross-country per determinare la convenienza degli investimenti in rinnovabili in Europa. L’adeguatezza delle misure incentivanti per ciascun Paese è stata valutata alla luce dei costi diretti e indiretti che gravano sugli operatori. La ricerca evidenzia un ampio divario tra i Paesi, dovuto soprattutto ai costi delle tecnologie e del capitale. In Italia vi sono i costi e i ricavi più alti, ma lo spread percentuale è allineato alla media europea.

Althesys: www.althesys.com



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