Sostenibilità è rimettere al centro il valore delle persone, anche nella logistica
Gesti ripetuti, ma anche impegno fisico quotidiano, perseveranza, decisioni rapide, lavoro concreto: è quello che si richiede giorno dopo giorno ai professionisti del riciclo, in poche parole un’attività che non si può contenere entro gli argini dei soli automatismi perché, anche quando la tecnologia è un pilastro di straordinaria importanza, la manualità e l’esperienza delle persone restano indispensabili.
Per questo Relicyc, azienda italiana da oltre 40 anni punto di riferimento nella gestione completa del ciclo di vita del pallet a fine utilizzo, intende affrontare in maniera diretta un tema che va oltre le macchine e i processi: il valore umano. Sebbene in questo ambito possa sembrare difficile e quasi contraddittorio parlare di valore delle persone, benessere dei lavoratori e attenzione verso i propri dipendenti – dal momento che si affrontano mansioni prettamente manuali, faticose e, a volte, logoranti – è importante tracciare un’analisi approfondita del contesto lavorativo e cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica, andando oltre ogni retorica.
“Parlare di benessere dei lavoratori in un contesto come quello del trattamento dei rifiuti può sembrare difficile o contraddittorio, ma è proprio qui che si misura la differenza” spiega il CEO, Alessandro Minuzzo. “Per noi riconoscere il contributo delle persone e garantire loro condizioni di lavoro più sostenibili significa valorizzare i professionisti attraverso forme di gratificazione non solo economica ma anche di supporto a 360 gradi, per esempio dando più facile accesso a servizi di sostegno alla famiglia o creando un clima lavorativo disteso e meritocratico, che generi un senso di orgoglio e soddisfazione in chi lavora nel riciclo”.
La cultura aziendale va alimentata nel modo giusto, ma le aziende da sole non bastano.
Se un futuro sostenibile è davvero un obiettivo primario per tutti anche a livello comunitario e mondiale, a prescindere dai colori partitici, servono politiche mirate, strumenti formativi e il sostegno delle istituzioni, perché chi opera in un settore complesso e fisicamente impegnativo possa contare su una rete più ampia di sostegno e supporto.
È anche una questione di riconoscimento sociale: rigenerare materiali significa ridurre gli sprechi e dare una seconda vita a ciò che altrimenti finirebbe in discarica o in un inceneritore. Le aziende che impiegano lavoratori in settori “difficili”, come quello del trattamento dei materiali a fine utilizzo ma non solo, dovrebbero essere supportate e agevolate nel poter creare condizioni di lavoro ottimali anche in un contesto lavorativo non ordinario.
E mentre l’intelligenza artificiale avanza indisturbata in molti settori con il rischio di scalzare completamente l’uomo, questo lavoro dimostra quanto sia possibile ma anche auspicabile la coesione tra AI e intelligenza umana, perché ci sono attività in cui la sensibilità e la capacità decisionale dei dipendenti non sono sostituibili.
“Solo se istituzioni e imprese lavoreranno insieme potremo garantire condizioni più dignitose a chi ogni giorno contribuisce alla transizione ecologica” conclude Minuzzo. “Perché nel cuore dell’economia circolare non ci sono solo impianti e tecnologie: ci sono persone, con la loro fatica, la loro sensibilità e la loro professionalità, che rendono possibile un futuro più sostenibile”.
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