Made in Italy in Cina: quando la competitività si misura in millisecondi
L’Italia e la Cina sembrano lontanissime sulla mappa, ma per molte aziende italiane ormai sono vicine come due negozi della stessa via. Lì, nel mercato più grande del mondo, finiscono macchinari super tecnologici, moda, borse, scarpe, farmaci, cibo e tutto quel design che fa riconoscere il Made in Italy a prima vista.
Eppure, lavorare con la Cina non è sempre una passeggiata: connessioni che vanno e vengono, piattaforme che si bloccano sul più bello, ordini che si perdono in un clic. Perché? Perché tra Europa e Cina la rete a volte sembra un’autostrada a una sola corsia.
E pensare che gli scambi continuano a correre: tra gennaio e agosto 2025 l’Italia ha esportato in Cina più di 9 miliardi di euro, mentre le importazioni sfiorano i 41 miliardi.
Secondo l’Osservatorio Economico sul Commercio Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), nel 2024 l’export italiano verso la Cina si è concentrato soprattutto in tre comparti principali: i macchinari e apparecchiature (3,57 miliardi di €), gli articoli di abbigliamento (circa 2,1 miliardi di €) e gli articoli in pelle (circa 1,53 miliardi di €), che insieme rappresentano le quote più rilevanti delle vendite italiane sul mercato cinese .
Il contesto economico tra Italia e Cina, pur segnato da tensioni commerciali e da un rallentamento generale delle esportazioni, mostra segnali positivi nella digitalizzazione e nella crescita dei servizi online.
Insomma, la Cina continua a comprare “Made in Italy”.
Ma oggi non basta più spedire container pieni di merce: serve una connessione stabile, continua, senza “giri lunghi”. Videocall con partner cinesi, piattaforme e-commerce, portali doganali: tutto richiede una rete che non faccia capricci.
La stessa necessità di continuità e di una connettività affidabile emerge in contesti apparentemente diversi, come il retail internazionale. È il caso di POP Mart, il marchio globale di intrattenimento e oggetti da collezione di design, noto soprattutto per i suoi personaggi, come i Labubu, che hanno riscosso grande successo tra i fan di tutto il mondo, che ha collaborato con FibreConnect in Italia per supportare la connettività dei propri punti vendita.
I motivi principali per cui spesso le PMI italiane si trovano in difficoltà sono due e molto concreti:
- Infrastruttura complicata. Il traffico internet verso la Cina passa per pochissimi punti controllati e filtrati. Risultato: lentezze, salti, riunioni che si bloccano nel momento clou.
- Regole rigidissime. La Cina applica normative molto rigide sull’uso di collegamenti privati e sul trasferimento dei dati all’estero Le aziende europee, invece, devono anche rispettare il Gdpr.
Non tutte le soluzioni “fai da te” risultano quindi conformi
Per risolvere il problema, da qualche mese FibreConnect e China Mobile International Italia hanno unito le forze. L’obiettivo? Semplice:
collegare Italia e Cina come se fossero due uffici della stessa azienda.
E in questo incrocio tra tecnica e diritto che entra la SD WAN, acronimo che sta per Software Defined Wide Area Network. In pratica, una rete aziendale che viene governata via software: è possibile decidere da un unico “cruscotto” quali collegamenti usare, con che priorità, per quali applicazioni, separando il traffico critico dal resto.
La partnership FibreConnect–China Mobile usa questa logica per costruire una dorsale dedicata tra Europa e Cina.
Il secondo tassello, “China Express”, parla un linguaggio ancora più immediato. Non tutte le aziende hanno una fabbrica a Shenzhen, ma molte devono quotidianamente entrare in portali doganali, piattaforme di e commerce, sistemi bancari e servizi logistici ospitati in Cina. Qui l’effetto delle strozzature digitali si misura in ore di lavoro perse davanti allo schermo.
Tradotto: niente più call che si bloccano a metà frase e niente più piattaforme che caricano per minuti. La connessione viaggia con tempi stabili intorno ai 160 millisecondi, sia per applicazioni interne sia per servizi web e di mantenere un controllo più preciso sui percorsi, evitando che dati sensibili vengano mescolati con la normale navigazione pur condividendo la stessa infrastruttura.
La Cina sembra quasi dietro l’angolo
“Questa collaborazione permette alle PMI italiane di usare strumenti digitali che un tempo erano riservati alle multinazionali,” spiega Giovanni Cialdino, responsabile Progetti Speciali di FibreConnect. “E soprattutto risolve il tema della conformità: le aziende italiane hanno un solo interlocutore locale, senza dover interpretare da sole normative complesse o gestire operatori cinesi”.
“Questa collaborazione riflette l’impegno di China Mobile International Italy nel fornire alle aziende italiane soluzioni di connettività internazionale affidabili ed efficienti, aiutandole a migliorare l’efficienza operativa e a ridurre i costi complessivi nelle attività transnazionali” afferma Samuel Han, general manager di China Mobile International Italy.
Dal punto di vista infrastrutturale, FibreConnect copre oltre 150 Aree Industriali e Artigianali (AIA) in Italia gestisce 4.200 km di rete di trasporto a lunga distanza. China Mobile International opera in 39 Paesi e regioni, mettendo a disposizione un portafoglio integrato di servizi personalizzati che comprende soluzioni cloud, connettività dati internazionale, servizi di hosting in data center, nonché integrazione di sistemi ICT e IoT.
La nuova dorsale digitale riduce la distanza digitale tra i due Paesi, consentendo alle PMI di lavorare in modo più affidabile sui canali digitali cinesi.
Se il Made in Italy vuole restare competitivo in Cina è fondamentale presidiare in modo continuo e affidabile i canali digitali dove nascono le relazioni con clienti, fornitori e partner.
Perché la distanza, nel mondo del business, non si misura più in chilometri. Si misura in millisecondi.
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