Caro energia: come risparmiare rendendo efficienti gli impianti Hvac
Il primo trimestre dell’anno si è concluso all’insegna di un forte aumento del costo dell’energia elettrica. Come si legge nella nota del 17 gennaio del Centro Studi di Confindustria, l’impatto economico del caro bolletta sulle Imprese industriali italiane raggiungerà livelli insostenibili: 37 miliardi previsti per il 2022 rispetto agli 8 del 2019.
In questo scenario, la climatizzazione degli uffici e dei siti produttivi rappresenta un’importante voce per le Aziende e ridurre o eliminare ogni tipo di inefficienza risulta fondamentale ai fini di conseguire il massimo risparmio energetico. In termini di consumi, infatti, sebbene gli impianti di trattamento aria presentino un’elevata eterogeneità di potenza installata ed energia assorbita, si stima che circa il 10% dell’energia utilizzata da un’azienda sia da attribuire ai sistemi di ventilazione.
Una percentuale in rialzo qualora sia previsto un sistema di climatizzazione dell’aria, invernale ed estiva, fondamentale per creare condizioni di comfort ideali per i lavoratori. Molto spesso, tuttavia, si sottovaluta come mantenere gli impianti in buone condizioni igieniche assicuri anche un significativo risparmio energetico, eliminando le inefficienze causate, ad esempio, dall’accumulo di particolato all’interno degli apparati.
Andrea Casa, esperto del settore e titolare di Alisea, azienda di riferimento per l’analisi, bonifica e certificazione di idoneità igienico-sanitaria degli impianti aeraulici e Socia Fondatrice di A.I.I.S.A. (Associazione Italiana Igienisti Sistemi Aeraulici), dichiara: “Il rapporto che intercorre tra la pulizia delle batterie di raffreddamento e l’efficientamento energetico è noto da diverso tempo, come approfondito nel caso trattato dall’articolo intitolato “Study Verifies Coil Cleaning Saves Energy” dell’ASHRAE Journal”. E prosegue: “In dettaglio, attraverso la modifica nel metodo e nella frequenza di pulizia delle batterie di scambio termico di uno storico grattacielo di 34 piani a Times Square, lo studio dimostra come il ripristino delle UTA in buone condizioni di pulizia abbia favorito, attraverso l’aumento dell’efficienza, un risparmio pari a circa 35.700 euro nel corso dell’anno”.
“Inoltre, le operazioni di bonifica hanno determinato anche la variazione di alcuni parametri, come l’aumento della deumidificazione e del comfort, contribuendo a ridurre la proliferazione di muffe e batteri. Un’indicazione oggi più che mai utile su quanto sia importante il ruolo della gestione igienica dell’impianto: pensiamo alle ricadute positive in edifici dove sono installati diversi sistemi, come appunto i siti produttivi, ma anche in strutture ospedaliere ecc. In tal senso, la National Air Duct Cleaners Association (NADCA) ha recentemente annunciato la partnership con un team di ricerca dell’Università degli Studi di Pavia, che supporterà il Comitato Scientifico ad hoc dell’associazione americana, incaricato di condurre ulteriori studi relativi al miglioramento delle performance energetiche di un impianto, a seguito della bonifica. Il pool di esperti dell’Ateneo italiano collaborerà, altresì, con l’Università del Colorado a Boulder, USA per la raccolta, analisi e pubblicazione dei dati”.
Tra gli accorgimenti e le buone pratiche che si possono tenere in conto per evitare sprechi, la sorveglianza igienica dell’impianto, che consente di intervenire tempestivamente con azioni di pulizia e disinfezione laddove necessario, è sicuramente indispensabile. Tuttavia, per una buona parte degli impianti aeraulici in cattive condizioni igieniche, la sola sanificazione non è sufficiente a garantire le massime prestazioni. Talvolta la contaminazione può derivare da deficit impiantistici o strutturali, come sezioni filtranti danneggiate o inadeguate, prese dell’aria esterna mal posizionate e perdite d’aria dovute a fessurazioni nelle condotte.
Quest’ultimo fenomeno in particolare, molto più frequente di quanto si possa pensare, interessa tanto gli impianti meno recenti quanto quelli di nuova costruzione e implica notevoli conseguenze in termini di consumi energetici. Da un lato, infatti, è richiesta una potenza superiore per far circolare l’aria attraverso l’edificio. Dall’altro, condotte fessurate implicano una dispersione dell’aria climatizzata lungo il loro percorso, rendendo necessaria l’immissione di una maggiore quantità di aria, affinché i parametri di portata dell’aria stabiliti in fase progettuale siano rispettati, con un conseguente aumento degli oneri previsti per il funzionamento dell’impianto stesso.
“Al fine di porvi rimedio” dichiara Massimo Albertini, Direttore Tecnico di Alisea “vengono utilizzati molto spesso metodi provvisori, come il nastro adesivo, che si stacca dopo breve tempo e non garantisce un’adeguata coibentazione, oppure rimedi che presentano costi elevati, come la sostituzione del tratto di canale oggetto della perdita. Occorre, altresì, considerare la difficoltà nell’individuare con esattezza la posizione delle fessurazioni: solitamente, si tratta di qualche millimetro di perdita all’interno di condotti lunghi anche decine di metri. Oggi esiste una soluzione innovativa, Aeroseal, in grado di ridurre le perdite mediamente del 90%”. E conclude: “Si tratta di una tecnologia brevettata dall’omonima multinazionale americana, di cui Alisea è partner esclusivo per l’Italia, che assicura la massima ermeticità delle condotte e contribuisce ad un risparmio, poiché riduce in modo significativo la perdita di calore o di freddo, garantendone una distribuzione omogenea all’interno dell’edificio”.
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