FISE AssoAmbiente e le sfide dell’Italia per l’economia circolare

Pubblicato il 7 gennaio 2021
Fise AssoAmbiente Next Generation EU

“Per centrare gli obiettivi gli obiettivi europei della Circular economy (65% di riciclo e 10% in discarica al 2035 per i rifiuti urbani) non è più rinviabile la definizione di una “Strategia Nazionale per la gestione rifiuti”. Per farlo il nostro Paese ha un’opportunità unica dinanzi a sé: i fondi del piano Next Generation che potranno sostenere, attraverso mirati prestiti e incentivi al mercato del riciclo, gli investimenti necessari (10 mld di €) per colmare il gap impiantistico nazionale, soprattutto nel Centro-Sud del nostro Paese, attraverso la realizzazione di 70 impianti di riciclo e recupero energetico”.

Sono queste le principali evidenze emerse dal Rapporto “Per una Strategia Nazionale dei rifiuti – Seconda parte: la strategia mette le gambe”, presentato da FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica).

Il Rapporto, realizzato per l’Associazione dal Laboratorio REF Ricerche,  parte da un presupposto, nei prossimi 15 anni il nostro Paese è chiamato a raggiungere gli sfidanti obiettivi europei che l’avvento dell’Economia Circolare pone, con la riduzione al 10% dello smaltimento in discarica dei rifiuti urbani (oggi siamo al 22%) e il raggiungimento di un target di riciclo del 65% (oggi siamo al 45%). Senza dimenticare, il ruolo imprescindibile riservato alla termovalorizzazione per la chiusura del ciclo di gestione (il restante 25%).

I dati evidenziano come il nostro Paese, per meglio dire alcune sue aree siano ancora molto distanti dal raggiungimento di questi target, soprattutto a causa della carenza di impianti di gestione (da quelli per il riciclo della frazione organica ai termovalorizzatori), che costringe ogni giorno centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti a viaggiare lungo le strade italiane o addirittura verso l’estero in cerca di adeguato trattamento. Il mercato del riciclo, già instabile per i problemi di export in Estremo Oriente prima del Covid-19, ha vissuto un’ulteriore impasse con la pandemia.

In uno scenario a dir poco a tinte fosche, si apre una irrinunciabile opportunità nel breve-medio periodo in termini di risorse economiche disponibili: tramite il piano Next Generation EU dovrebbero arrivare all’Italia oltre 200 miliardi di euro nei prossimi anni. La gestione del ciclo dei rifiuti rappresenta a tutti gli effetti un candidato ideale per l’assegnazione di una significativa quota di questo budget, per le sue chiare ricadute sull’ambiente e la capacità di restituzione della tariffa. Inoltre, secondo uno studio realizzato da REF Ricerche, il rinnovato clima di attenzione alle tematiche ambientali vede oggi il Green Deal e la transizione verde in cima alle priorità dei cittadini italiani per l’impiego delle risorse del bilancio europeo: la necessità di tutelare l’ambiente viene infatti indicata dal 38% degli italiani e la realizzazione di impianti per riciclare i rifiuti dal 33%, subito dopo il sostegno alla Sanità; un cittadino su 3 vorrebbe che le risorse europee venissero prioritariamente destinate al settore dei rifiuti e in particolare al riciclo degli stessi.

“I fondi collegati a Next Generation costituiscono un’occasione unica per implementare una Strategia Nazionale dei Rifiuti”, evidenzia il Presidente FISE Assoambiente Chicco Testa, “a patto, però, di spenderli efficacemente, privilegiando strumenti economici e incentivi/disincentivi, rispetto alla tradizionale spesa a pioggia. In questo senso la gestione dei rifiuti per le sue chiare ricadute sull’ambiente, rappresenta il destinatario ideale per prestiti, garanzie e cofinanziamenti a condizioni agevolate che potranno giungere dal bilancio comunitario a sostegno degli investimenti. Ulteriori ritardi avrebbero conseguenze devastanti e provocherebbero nuovi danni all’ambiente, oltre alla mancata valorizzazione economica di una risorsa presente in abbondanza nel Paese, quale sono i rifiuti. Come primo passo concreto, chiediamo al Governo l’istituzione di un Tavolo nazionale di confronto con gli operatori per la definizione del Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti”.

Non può esistere Economia Circolare senza gli investimenti infrastrutturali necessari alla sua realizzazione. Dal 2009 al 2018 in Italia gli investimenti pubblici per la gestione dei rifiuti sono crollati da 469 a 131 mln di euro. Ecco perché i fondi del Piano Next Generation saranno strategici per sostenere, attraverso prestiti, i necessari investimenti dei privati, pari a 10 miliardi di euro, per la realizzazione di una adeguata impiantistica che, a seconda delle capacità previste, potrebbe arrivare fino a 70 nuovi impianti per la gestione dei rifiuti urbani e speciali su tutto il territorio nazionale: 39 nuovi digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica, 17 termovalorizzatori, 10 impianti per il recupero dei fanghi.

Per raggiungere questi obiettivi FISE Assoambiente propone di agire su 3 leve economico-finanziarie:

  1. ripensare la tassazione ambientale: abolendo la tassa provinciale e l’addizionale per il mancato raggiungimento delle raccolte differenziate, aumentando il tributo speciale discarica e vincolandone il gettito al finanziamento degli impianti, in primis quelli del riciclo;
  2. un nuovo sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) che assicuri la copertura integrale dei costi efficienti di gestione degli imballaggi, estenda la responsabilità anche a rifiuti oggi non coperti (ingombranti, tessili, giocattoli, ecc), liberando spazi nella tariffa che possono essere destinati a migliorare la qualità del servizio;
  3. introdurre iCertificati del Riciclo”, alla stregua dei “Certificati Bianchi” che comprovano l’efficienza energetica, veri e propri titoli negoziabili che attestano l’effettivo riciclo in Italia dei rifiuti e l’impiego di materie prime seconde al posto di quelle vergini. Le risorse ricavate dalla vendita di questi certificati andranno vincolate al sostegno dell’impiantistica nazionale, proteggendo l’industria dalle oscillazioni dei prezzi dei materiali e dell’export.

Al fianco di questi strumenti per compiere un definitivo passo in avanti verso la circolarità, è necessario mettere in campo anche incentivi per sostenere la domanda di prodotti riciclati, come: aliquote IVA più basse per i prodotti contenenti materiale riciclato; l’imposizione di contenuti minimi obbligatori di materiali da riciclo (specie plastica e carta) nei prodotti; la promozione di ammendante organico, con IVA zero; il rafforzamento del Green Public Procurement (GPP), gli acquisti verdi da parte delle PA.



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