Drinktec 2013: senza lasciare traccia!
Nell’industria alimentare e delle bevande, i vincoli operativi e la responsabilità sociale diventano sempre più severi e impongono di ridurre al minimo la cosiddetta “impronta” del prodotto finale. Le innovazioni in vista o già disponibili in questo campo saranno in mostra dal 16 al 20 settembre 2013 a drinktec, il salone internazionale delle tecnologie per le bevande e gli alimenti liquidi a Monaco di Baviera.
Negli ultimi decenni, tutti i comparti della tecnologia per le bevande hanno fatto passi da gigante nel consumo efficiente delle risorse. Ad esempio, il fabbisogno energetico primario nella fase di produzione della birra con il maggior consumo, la sala di cottura, è stato più che dimezzato. Lo stesso vale per il consumo di acqua di un birrificio, in molti casi sceso da numeri a doppia cifra a circa cinque litri per ogni litro di birra, o ancora meno. Ma non è sufficiente: quasi tutti i grandi marchi internazionali della birra hanno obiettivi molto più ambiziosi in campo ambientale. Nel 2015, e comunque non oltre il 2020, si dovrà raggiungere un consumo di acqua di tre litri per ogni litro di birra.
Ancora più ambiziosi sono i colossi delle bevande analcoliche, che puntano al “ciclo chiuso” e quindi a un rapporto 1:1. Le tecnologie per la gestione delle risorse e le energie alternative sono trasversali praticamente a tutte le categorie merceologiche presenti a drinktec 2013, snodandosi come un filo rosso attraverso i dodici padiglioni del salone.
Il solare termico, cioè la produzione di calore di processo, è una soluzione presentata per la prima volta a drinktec già nel 2005. L’esperienza accumulata da allora ha dimostrato come nei siti produttivi in Germania, ad esempio, sia possibile generare il 50% del fabbisogno di energia termica di un birrificio con sistemi solari. Per il restante 50% di calore e il fabbisogno di elettricità, gli espositori presenti a drinktec 2013 si affidano a un’altra tecnologia consolidata: una centrale termoelettrica a blocco alimentata con biogas derivato dalla depurazione anaerobica di acque reflue. Con questo sistema è inoltre possibile coprire il fabbisogno di freddo del birrificio mediante impianti di raffreddamento ad assorbimento (chiller). Per quanto innovativo possa sembrare, il processo di ricavare “freddo dal caldo” è una tecnologia consolidata. Infine, il biogas può anche essere bruciato per produrre calore “di riserva” nella caldaia.
A seconda dei luoghi, è possibile arricchire il mix energetico con altre forme di energia rinnovabili come il vento e l’acqua. Nelle zone rurali, un’altra soluzione interessante per le piccole e medie aziende è l’impiego di energia solare sotto forma di scarti di legno e materiale cippato. Altrettanto interessanti, anche se non ancora completamente mature, sono le pale eoliche per la produzione di aria compressa. L’aria compressa può essere infatti facilmente immagazzinata e successivamente trasformata in elettricità secondo il fabbisogno. Nei birrifici e nelle fabbriche di bevande si può inoltre pensare all’utilizzo diretto e, quindi, più efficiente dell’aria compressa. “La grande attenzione alle energie rinnovabili si rifletterà nel programma di drinktec 2013,” sottolinea la responsabile del salone, Petra Westphal: “Non solo in settori specifici, ma in tutte le categorie di aziende, dalla multinazionale al birrificio di medie dimensioni, dalle sorgenti regionali al caseificio familiare.”
Processi e tecnologie devono essere sempre ripensati e rinnovati, puntando a “chiudere il cerchio”: è questa la caratteristica comune di tutti i processi produttivi “rinnovabili” nell’industria delle bevande. Ad esempio, il biogas è composto per il 60% circa da metano e per il 40% da anidride carbonica. Separando questa CO2 con un nuovo sistema a membrana, si ottiene biometano, che con il suo potere calorifico elevato e costante può essere immesso nella rete di distribuzione del gas. Soprattutto le aziende che non possono sfruttare per sé l’energia termica ricavata dal biogas possono generare profitti con questo procedimento. Anche la CO2 separata è dunque una risorsa preziosa. Un’altra applicazione futura riguarda la produzione di ossigeno con elettricità rinnovabile e la successiva trasformazione dell’ossigeno in metano sintetico utilizzando CO2. Il metano potrebbe poi essere stoccato in serbatoi e riutilizzato o commercializzato come più opportuno.
Nelle grandi regioni emergenti del mondo, i produttori di bevande spesso non hanno accesso diretto alla CO2. Il risultato sono costi elevati e una grossa impronta di carbonio, perché le distanze di trasporto sono lunghe e quindi costose. Finora l’alternativa era rappresentata da impianti di produzione che bruciano olio minerale o metano, con un grado di efficienza pessimo, per poi ricavare l’anidride carbonica dai fumi della combustione. Questa non è certamente una soluzione. Una fonte di CO2 “verde” purissima si trova invece nei processi di fermentazione, come ad esempio la produzione di birra. Alcuni modelli indicano già che in futuro le aziende di birra e bevande analcoliche realizzeranno le proprie fabbriche in modo tale da poter ricavare, trattare e sfruttare la CO2 “verde” in maniera ottimale. Uno dei punti di forza di drinktec è proporre tutte queste esperienze e conoscenze sotto lo stesso tetto.
Non bastano quindi solo “grandi visioni” per realizzare una produzione sostenibile: bisogna curare e ottimizzare ogni singolo dettaglio. La forza di una catena è pari al suo anello più debole. In questo senso, la misurazione in linea è ad esempio una tessera del puzzle nell’ottimizzazione della catena produttiva, importante tanto quanto le valvole, gli scambiatori di calore e le procedure di pulizia. Anche in questi ambiti strettamente “operativi” drinktec 2013 offre una panoramica completa di soluzioni e competenze, una rassegna dalle mille sfaccettature, come mille sono le sfide che deve affrontare l’industria delle bevande e degli alimenti liquidi.
foto: P.G.Loske
drinktec: www.drinktec.com
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