Al Polo Sud la prima spedizione alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili
Nei 107 anni trascorsi dalla prima spedizione al Polo Sud di Roald Amundsen, l’esplorazione polare è passata dall’essere un’impresa audace a un modo per misurare come il nostro pianeta stia cambiando. L’11 gennaio 2018, il noto esploratore polare britannico Robert Swan, suo figlio Barney e il CMO di Commvault, Chris Powell, hanno completato la prima spedizione al Polo Sud avvalendosi esclusivamente di tecnologia “pulita”.
Nel corso del viaggio a piedi al Polo Sud – oltre 900 chilometri in otto settimane – la spedizione ha dimostrato come tecnologie all’avanguardia progettate dalla NASA siano abbastanza robuste da operare in uno degli ambienti più ostili sulla Terra, anticipando come queste tecnologie potranno potenzialmente essere utilizzate in future missioni con equipaggio su Marte.
La missione di Robert Swan è quella di ispirare governi, educatori, imprese, investitori e singoli individui a intraprendere azioni concrete e misurabili per cambiare il loro modo di pensare, legiferare e utilizzare l’energia. L’obiettivo specifico della spedizione South Pole Energy Challenge (SPEC) è stato quello di confermare le ambizioni dell’Accordo di Parigi delle Nazioni Unite 2016 volto a mantenere le temperature globali inferiori ai 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali.
Il viaggio è stato caratterizzato da una serie di primati in quanto è stata la prima missione a energia “pulita”; Robert e Barney Swan sono la prima spedizione padre-figlio che ha raggiunto il Polo Sud; e Chris Powell è il primo Chief Marketing Officer ad arrivare al Polo (al meglio delle nostre conoscenze).
Come in tutte le spedizioni antartiche, il team SPEC ha affrontato alcune sfide. Il 14 dicembre la squadra è arrivata a metà strada con una velocità di percorrenza media di poco inferiore alle 10 miglia nautiche al giorno. Robert Swan, il leader del team, ha annunciato di dover tornare al Campo Base di Union Glacier per consentire alla squadra di muoversi più velocemente e raggiungere il polo prima della chiusura della stagione e del peggioramento delle condizioni. Robert si è comunque ricongiunto alla squadra al raggiungimento dell’89° parallelo per completare le ultime 60 miglia della spedizione, lo stesso punto in cui Powell si è unito al gruppo.
“Si trattava della South Pole Energy Challenge, non della sfida di Robert Swan, e purtroppo, per la prima volta, l’Antartide mi ha battuto. Tuttavia spero che la spedizione abbia catturato l’attenzione del pubblico e messo in evidenza le questioni più importanti relative al cambiamento climatico e alla necessità di adottare fonti energetiche più pulite”, ha detto Swan.
“Contare sulla sponsorizzazione di Shell, Samsung, Toyota, Patagonia e Commvault (che ha anche partecipato fisicamente alla spedizione, con il Chief of Marketing, Chris Powell, negli ultimi 90 chilometri del viaggio) dimostra che i valori rappresentati da 2041 sono condivisi anche da grandi aziende, e questo mi fa sperare di poter raggiungere i nostri obiettivi di cambiamento nel modo in cui si utilizza l’energia”, conclude Swan “Siamo interessati alle cause, e quale potrebbe essere più nobile e importante che proteggere il nostro pianeta per le generazioni future?”, ha aggiunto Powell. “Quando ho sentito parlare Robert per la prima volta, sono stato catturato dalla nobiltà e dall’importanza educativa della spedizione South Pole Energy Challenge, e quando mi ha invitato personalmente a unirmi alla sua squadra per la parte finale del percorso al Polo non ho potuto rifiutare”.
“È stato un privilegio prendere parte a questa spedizione, e mi piace pensare che, fornendo a Robert e alla sua organizzazione – 2041 – la tecnologia per registrare, documentare e salvare in modo sicuro tutti i video, contenuti audio e immagini catturati lungo gli oltre 900 chilometri della spedizione, nel nostro piccolo, stiamo contribuendo a una narrativa di importanza globale che è iniziata con le eroiche spedizioni polari di Scott e Amundsen nei primi del ‘900”, ha concluso Powell.
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