Acqua, Assolombarda lancia il “libro bianco” con le proposte delle imprese
Dossi: “Comunità idriche e certificati blu per tutelare una risorsa essenziale”. Il volume “L’Industria dell’acqua” è stato voluto dal Gruppo Tecnico Ambiente e realizzato con il contributo di autorevoli esperti
Il 70% della superficie del nostro pianeta è ricoperta di acqua ma appena l’1% è utilizzabile dall’uomo; per di più, la disponibilità della risorsa si sta facendo sempre più incerta a causa dell’impatto dei cambiamenti climatici, rendendola sempre di più un bene prezioso che va preservato e gestito in maniera efficiente e responsabile.
Da qui nasce “L’Industria dell’acqua”, il libro bianco voluto dal Gruppo Tecnico Ambiente di Assolombarda, in collaborazione con il Gruppo di Lavoro Risorsa Idrica, redatto dal Settore Centro Studi, Territorio e Ambiente dell’Associazione con i contributi di Green Università Bocconi, REF Ricerche, Anra e Fabio Petruzzelli di AXA XL Risk Consulting. Nel libro sono anche rappresentati i casi di 10 realtà aziendali impegnate nella gestione della risorsa idrica: A2A, BrianzAcque, Circular Materials, De Nora, ICR Industrie Cosmetiche Riunite, L’Oréal Italia, MM, Siemens, Simbiosi, STMicroelectronics.
Il libro bianco in occasione della Giornata Mondiale dell’ Acqua 2025
Presentato nella cornice della “Giornata mondiale dell’acqua 2025”, è un volume approfondito sul tema che intende offrire alcune riflessioni su una questione di portata mondiale, illustrando soluzioni che possono essere promosse dai singoli Paesi, dai territori, dalle aziende, dalle singole comunità, per poi sfociare in percorsi condivisi e responsabili.
“Nel mondo, a partire dal Duemila, le inondazioni sono aumentate del 134% rispetto al ventennio precedente e, al contempo, la durata della siccità è cresciuta del 29%. In questo scenario” sottolinea Alberto Dossi, Vicepresidente di Assolombarda con delega alla Transizione ecologica “occorre ripensare alla gestione sostenibile della risorsa idrica che deve essere necessariamente legata a un modello di economia circolare”.
“Occorre, in quest’ottica, attuare nuovi percorsi finalizzati alla riduzione degli sprechi, attraverso un’accorta gestione della domanda nell’ottica di ridurre i consumi ed efficientare la distribuzione. Inoltre, sono indispensabili interventi sul fronte normativo, per rendere la legislazione in materia più organica, snella ed efficace. Nel concreto, mi riferisco, ad esempio, alle difficoltà legate alla realizzazione di alcune opere fondamentali come le vasche di laminazione per il contenimento delle piene del Seveso. Dal 1976 a oggi abbiamo avuto ben 120 esondazioni, tuttavia dei quattro invasi previsti già da tempo, solo uno, quello a Bresso, è operativo”.
Gli investimenti in Italia
In Italia, dal 2016 al 2023, gli investimenti nel Servizio Idrico Integrato sono raddoppiati, passando da 2,4 miliardi di euro all’anno (pari a circa 40 euro per abitante) a quasi 5,5 miliardi euro (circa 90 euro pro capite), con un incremento significativo della capacità infrastrutturale e il miglioramento materiale della qualità̀ del servizio. Un forte impulso è dato anche dal PNRR che prevede risorse pari a 5,4 miliardi di euro, destinate a migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento, a ridurre le perdite e a potenziare la capacità depurativa. Risorse finanziarie molto importante per le infrastrutture che guardano anche all’intelligenza artificiale, ma che tuttavia vanno a coprire indicativamente il valore di un anno della spesa per investimenti del Servizio Idrico Integrato.
Lo stato dei corsi d’acqua in Lombardia
In Lombardia lo stato quali-quantitativo del 24% dei corsi d’acqua superficiali e dell’11% dei laghi è in condizione ‘scarsa’ o ‘cattiva’. Inoltre, dal punto di vista dello stato chimico, il 25% non raggiunge l’obiettivo del ‘buono stato’. A questo va aggiunto che il 37% dei corsi sotterranei, riserva per l’approvvigionamento per l’acqua potabile, risulta in ‘stato chimico non buono’ tuttavia dal punto di vista Quantitativo tutti i corpi idrici sotterranei raggiungono un livello ‘buono’.
“Tra gli elementi positivi” ha aggiunto Dossi “mi piace segnalare il dato che riguarda le perdite legate al servizio idrico integrato dei territori di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Pavia, che sono comprese tra il 12% e il 29%, più basse della media nazionale che si colloca intorno al 40%. Il percorso, anche nel nostro territorio, è però ancora lungo: riteniamo, infatti, che solo attraverso una visione condivisa, un impegno concreto e un’azione coordinata potremo garantire un futuro di tutela e valorizzazione di questa risorsa essenziale”.
Le proposte delle imprese
“Prendendo spunto dai principi cardine espressi nel Rapporto Draghi per un recupero della competitività europea nello scenario globale” prosegue Dossi “il modello di regolamentazione deve evolvere verso un sistema più razionale, efficiente e favorevole all’innovazione, creando quel contesto essenziale per affrontare le sfide del futuro, anche in chiave di sostenibilità”.
In uno scenario, con una regolamentazione che risulta per alcuni versi incompleta, gli strumenti utili che le imprese propongono sono: le comunità idriche e i certificati blu.
Le prime si basano su un approccio circolare, in cui l’acqua viene utilizzata, trattata e riutilizzata in un ciclo continuo, riducendo la dipendenza dalle fonti naturali e minimizzando gli sprechi. Alla base di questo sistema vi è il principio del fit-for-use, che stabilisce che l’acqua trattata possa essere riutilizzata per diversi scopi a seconda della sua qualità e delle necessità del contesto. Ciò significa che l’acqua depurata può essere impiegata per irrigazione, usi industriali e servizi pubblici, riducendo la domanda di acqua potabile e migliorando la resilienza delle comunità di fronte a periodi di siccità o emergenze idriche.
I certificati blu, invece, offrono un meccanismo di incentivazione economica per promuovere pratiche virtuose di risparmio e riuso idrico, facilitando il passaggio verso modelli di gestione più sostenibili. Ispirati ai certificati bianchi per l’efficienza energetica, questi strumenti da un lato creerebbero un mercato regolato in cui aziende, enti pubblici e operatori del settore idrico possono ottenere crediti negoziabili generando un valore economico concreto per chi adotta soluzioni avanzate per la gestione dell’acqua; dall’altro stimolerebbero la collaborazione tra il settore pubblico e privato nella costruzione di un mercato idrico più efficiente e meno dipendente dalle fonti tradizionali.
“Sono numerose” conclude il vicepresidente di Assolombarda “le esperienze delle imprese riportate; tutte hanno un tratto comune: l’adozione di modelli circolari attraverso l’implementazione di soluzioni innovative. Il volume contiene anche due proposte sul tema targate Assolombarda. L’assunto è quello di offrire un meccanismo di incentivazione economica per promuovere pratiche virtuose di risparmio e riuso idrico, facilitando il passaggio verso modelli di gestione più sostenibili”.
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