Gare nel settore gas: un cambio di rotta è necessario. Leggi lo studio
Lo studio intitolato "Gare Gas tra innovazione e transizione", elaborato da Arthur D. Little Italia, esamina il mercato dell'energia in Italia e con specifica attenzione al sistema della gare nel settore del gas
La mancanza delle gare degli ultimi dieci anni ha causato una caduta degli investimenti italiani ed esteri. Si calcola si siano persi circa 3 miliardi di euro, senza contare l’effetto moltiplicatore che questi investimenti hanno sull’economia locale, 3,3x secondo l’AD di Italgas.
Dal 2012 una lunga attesa fatta di continui rilanci, rinvii e sospensioni e un quadro normativo in continua evoluzione. Il DM 226/2011 (cd. Decreto Criteri) del 12 novembre 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27/01/2012 con l’ambizione di mettere a gara i 22 milioni di utenti (cd Punti di Riconsegna) entro 5 anni. Al 2021 le gare “partite” sono molto limitate (<20), quelle aggiudicate sono minime (solo 4, considerando la recente aggiudicazione da parte di Italgas di Torino 1). Spiccano invece quelle rimandate/sospese.
Consolidamento del settore
Se da un lato l’intenzione del regolatore era di utilizzare le gare per ridurre la frammentazione e aumentare l’efficienza degli operatori a beneficio degli utenti, lo stallo che si è verificato ha avviato una serie di attività di M&A, attraverso le quali soprattutto i player più grandi hanno guadagnato ulteriori quote di mercato, ponendosi in una posizione di maggior forza in vista delle gare future. L’AGCM è infatti dovuta intervenire in passato per regolare le dinamiche concorrenziali (es. nel caso 2i Rete Gas, Nedgia).
Un’opportunità mancata in termini di investimenti infrastrutturali
L’incertezza in merito alle gare ha generato negli operatori una politica difensiva in ottica di investimenti, con la paura di avviare iniziative di medio-lungo termine senza una certezza sul futuro. Inoltre, non vi è appetito da parte degli investitori stranieri verso simili iniziative. Gas Natural Fenosa è uscita dal Paese. Unica testimonianza di ingresso di un player straniero è stato fatto nel 2015 dalla giapponese Osaka Gas, con una Joint Venture con Erogasmet che aveva l’ambizione di giocare un ruolo importante nelle gare del gas.
Potenzialmente il tema delle gare aveva attirato diversi fondi di investimento che però si sono scontrati con i ritardi sopra citati. Un framework di gara che rischia di diventare anacronistico. Se da un lato il ruolo delle infrastrutture della distribuzione del gas sembra essere cruciale nell’ambito della transizione energetica in atto, dall’altro il framework alla base delle gare del gas, così come definito nel 2011, deve necessariamente essere interpretato e adattato prevedendo anche investimenti “innovativi” considerando l’orizzonte temporale di concessione di 12 anni.
Fenomeni come il retrofitting (modifiche alle reti per adattarle alle miscele gas-H2), l’elettrificazione dei consumi, il power to grid ecc., devono necessariamente essere considerati nei piani degli investimenti degli operatori, in modo da ottimizzare le risorse in un’ottica di lungo periodo e di una visione estesa del sistema energetico nazionale.
Per fare chiarezza sul settore è utile lo studio dal titolo “Gare Gas tra innovazione e transizione”, elaborato dal think-tank interno ad Arthur D. Little Italia, che esamina il mercato dell’energia in Italia con specifico riferimento al settore del gas, in un’ottica di rinnovamento sostenibile del sistema della gare, potenziale volano di una crescita economica olistica dell’intero comparto.
Viewpoint Gare gas tra innovazione e transizione – Marzo 2021
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