Settore idrico in crescita in Italia, ma serve una strategia nazionale
Crescono nel 2016 le maggiori imprese italiane del settore idrico integrato. Le 50 maggiori Top Utility del nostro Paese hanno aumentato ricavi e investimenti sulla scia di un trend che prosegue dal 2012, anno di avvio dell’attività di regolazione per i servizi idrici da parte dell’Autorità. Sono alcuni dei dati che emergono dalle analisi che Top Utility, il think tank di Althesys sul settore di pubblica utilità, presenterà in occasione della sesta edizione dell’evento dal titolo “Le utility, quale strategia per l’Italia?”.
“Dall’analisi condotta sulle imprese idriche delle 100 Top Utility – rileva l’economista Alessandro Marangoni che coordina il think tank di Althesys – appare evidente la crescita compiuta negli ultimi anni dalle aziende del comparto dell’acqua anche in virtù del ruolo svolto dalla regolazione tariffaria dell’Authority. L’idrico è un settore strategico per lo sviluppo del Paese e per la qualità della vita e dell’ambiente. Tuttavia – come dimostrano anche le criticità emerse quest’estate con le crisi dovute al cambiamento climatico e alle perdite di rete ancora elevate – è necessaria una politica nazionale che favorisca la crescita delle imprese, il consolidamento del settore e gli investimenti infrastrutturali di cui c’è ancora carenza”.
Nel 2012, anno di avvio della regolazione dell’Autorità nell’idrico, le 50 maggiori aziende (mono e multiutility) generavano ricavi per 5,14 miliardi di euro, con gli investimenti che ammontavano a 1,17 miliardi di euro, per una popolazione servita di 37,9 milioni di abitanti. Cinque anni dopo le stesse imprese fatturano quasi 5,9 miliardi di euro, con ricavi in crescita del 14,7%. Gli investimenti ammontano a circa 1,4 miliardi e crescono ancora di più (+17,4%).
Gli effetti positivi della svolta regolatoria sono ancora più evidenti sulle utility attive solo nell’idrico. Cresce notevolmente la capacità di generare risorse per investire: il rapporto EBITDA/Ricavi delle maggiori monoutility idriche è passato dal 24,08% al 31,81%, salendo di quasi 7,8 punti percentuali tra il 2012 e il 2016. Parallelamente il rapporto di indebitamento si è quasi dimezzato, passando da 10,13 a 5,66.
“Le principali aziende si sono rafforzate – ricorda Marangoni – investono in infrastrutture e in innovazione. Imprese più robuste e con maggiori risorse assicurano servizi di maggior qualità e affidabilità ai cittadini consumatori. Ma c’è ancora molta strada da fare. Gli investimenti pro capite sono saliti da 30,7 €/abitante a 33,6, tuttora ben lontani dagli standard europei. In analogia alla SEN per l’energia, serve una strategia di medio-lungo periodo per affrontare sia le carenze infrastrutturali tipicamente italiane, sia il cambiamento climatico globale”.
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