Rapporto sule Utility 2026 di Agici-Accenture, con Intesa Sanpaolo

Utility, nel 2025 gli investimenti si confermano elevati, ma con strategie più selettive

Presentato a Milano il Rapporto Utilities 2026 Agici-Accenture, in collaborazione con Intesa Sanpaolo: investimenti differenziati per modello industriale: Multiutility, circa 5 miliardi di euro (-14% rispetto al 2024, ma +10% per i soli investimenti organici); Gruppi energetici, circa 7,8 miliardi (+16% rispetto al 2024); Operatori di rete, circa 7,9 miliardi (+21% rispetto al 2024)

Pubblicato il 2 febbraio 2026

Il 2025 segna una fase di consolidamento per il settore delle utility, sempre più chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’equilibrio del sistema, in un contesto in cui la transizione energetica si intreccia con le esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti, flessibilità operativa e resilienza delle infrastrutture. In questo scenario, gli investimenti restano su livelli elevati nel complesso, ma assumono un profilo più selettivo – come mostra l’andamento differenziato tra i diversi cluster di operatori –, riflettendo la necessità di bilanciare obiettivi di decarbonizzazione, vincoli economico-finanziari e capacità di esecuzione.

Dove stanno andando le utility nel Rapporto Utilities 2026

È questo il quadro che emerge dal Rapporto Utilities 2026, presentato a Milano nel corso della CFO Utilities Conference organizzata da Agici, realizzato in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking.

Il Rapporto analizza le strategie di investimento e le performance di un campione di operatori attivi lungo la filiera Gas&Power in Italia, suddivisi in tre cluster: multiutility, gruppi energetici e operatori di rete indipendenti, mettendone a confronto traiettorie industriali, dinamiche di investimento e risultati economico-finanziari.

Lo status nel 2025

  • Multiutility

Nel 2025 le multiutility hanno investito complessivamente circa 5 miliardi di euro, registrando una riduzione del 14% rispetto al 2024. Il dato riflette principalmente l’effetto base legato ad alcune operazioni straordinarie concluse nell’anno precedente, che avevano temporaneamente innalzato i livelli di investimento. Se si considerano, però, esclusivamente gli investimenti organici, il quadro cambia, con una crescita del 10% nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Le risorse sono state indirizzate in larga parte allo sviluppo della generazione da fonti rinnovabili, al rafforzamento e all’ammodernamento delle reti, nonché ai comparti ambiente e idrico, anche grazie all’avanzamento di interventi cofinanziati dal Pnrr. Nel medio periodo, le multiutility prevedono investimenti complessivi pari a 25 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, di cui circa 18 miliardi nel triennio 2026-2028 e 6,7 miliardi tra 2029 e 2030, con una destinazione prevalente alle reti (32%), seguite da generazione (20%), idrico (18%) e ambiente (15%).

  • Gruppi energetici

Per i Gruppi energetici, gli investimenti complessivi nel 2025 ammontano a circa 7,8 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto al 2024. La dinamica è fortemente concentrata, con una parte significativa degli investimenti del cluster che è riconducibile a pochi operatori, per un ammontare complessivo di circa 6,3 miliardi di euro. Le risorse sono state destinate prevalentemente alle reti (67%) e allo sviluppo delle fonti rinnovabili (18%), consentendo un incremento della capacità FER installata di 2,3 GW rispetto al 2024.

Accanto alle rinnovabili, cresce l’attenzione verso sistemi di accumulo e soluzioni funzionali alla flessibilità del sistema. Guardando al periodo 2026-2028, i gruppi energetici prevedono investimenti per circa 25,1 miliardi di euro, che salgono a circa 29 miliardi considerando gli impegni pianificati fino al 2030. Secondo i piani industriali, il 44% delle risorse sarà destinato alle reti, seguito dalle fonti rinnovabili (20%).

  • Operatori di rete 

Gli Operatori di rete si confermano il cluster più dinamico sul fronte degli investimenti. Nel 2025, gli investimenti stimati raggiungono circa 7,9 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto ai 6,5 miliardi del 2024. L’incremento è riconducibile anche a operazioni di M&A che hanno ampliato in modo significativo il perimetro di alcuni operatori del cluster, oltre al rafforzamento delle infrastrutture esistenti. Nel triennio 2026-2028 gli investimenti programmati dagli operatori di rete ammontano a circa 27 miliardi di euro, che salgono a circa 37 miliardi considerando gli impegni estesi fino al 2031.

Ampliando la scala… il settore in Europa

Su una scala più ampia, a livello europeo, nel 2025 gli investimenti dei principali gruppi integrati – gli operatori attivi lungo l’intera filiera Gas&Power – sono stimati in 94,9 miliardi di euro, in lieve aumento (+0,5%) rispetto al 2024. Nel periodo 2026-2030, gli investimenti complessivi previsti ammontano a circa 188,7 miliardi di euro, con una forte concentrazione sulle reti (61%), seguite dalle fonti rinnovabili (21%) e dalla generazione convenzionale (14%).

Dal punto di vista economico-finanziario, l’analisi curata da Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking mostra, per il campione italiano, ricavi attesi in crescita del 5,0%, da 71,2 miliardi di euro nel 2024 a 74,7 miliardi nel 2025. L’EBITDA complessivo è stimato in 17,9 miliardi di euro (+2,1%), a fronte di una riduzione della marginalità media dal 24,6% al 23,9%. L’utile netto aggregato è atteso a 6,4 miliardi di euro, in aumento del 2,5% rispetto al 2024. Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento finanziario complessivo è previsto in crescita del 15,4%, da 57,2 a 66,0 miliardi di euro.

In Europa, i ricavi aggregati sono stimati in lieve flessione, da 597,8 miliardi di euro nel 2024 a 594,5 miliardi nel 2025, mentre l’utile netto complessivo si mantiene sostanzialmente stabile a 48,7 miliardi di euro, rispetto ai 48,5 miliardi dell’anno precedente.

Ha commentato Marco Carta, amministratore delegato di Agici:

«Il Rapporto Utilities 2026 restituisce l’immagine di un settore che, nell’anno appena concluso, si è mosso in modo meno uniforme e più selettivo, con scelte di investimento sempre più legate alle specificità industriali e operative dei singoli operatori, in un contesto economico che continua a richiedere un delicato equilibrio tra obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza e sostenibilità economica».

«Questo potrebbe tradursi, nel corso del 2026, in una sempre crescente centralità della capacità di esecuzione: l’elemento discriminante potrebbe legarsi, dunque, non tanto alla quantità di investimenti annunciati, quanto alla loro effettiva realizzazione e “messa a terra”, con in primo piano l’integrazione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni di flessibilità. In questo scenario, stabilità e chiarezza del quadro regolatorio saranno fattori determinanti per le scelte strategiche degli operatori e sulla tenuta complessiva del sistema».

Ha sottolineato Andrea Mayr, head of Client Coverage & Advisory della Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo:

«I risultati che emergono dal Rapporto Utilities 2026 confermano un trend comune, in Italia come a livello europeo, caratterizzato da investimenti ancora elevati ma sempre più selettivi, orientati al rafforzamento delle reti e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. La centralità delle infrastrutture energetiche – in termini di sicurezza, resilienza e capacità di integrazione delle rinnovabili – rappresenta oggi un fattore chiave non solo per la competitività del settore e per il successo della transizione energetica ma anche elemento abilitante per i nuovi trend tecnologici dell’AI».

«Le operazioni M&A del 2025, che seguono il trend iniziato l’anno precedente, confermano il dinamismo e la vivacità del mondo delle utility e mirano a consolidare piattaforme efficienti e integrate per una rapida espansione delle rinnovabili. In questo contesto, Intesa Sanpaolo è da sempre impegnata nel supportare gli operatori nei loro percorsi di investimento e crescita, contribuendo allo sviluppo di infrastrutture sostenibili e alla solidità del sistema energetico».

Ha commentato Riccardo Volpati, CFO & Enterprise Value Lead di Accenture:

«I dati del Rapporto Utilities 2026 evidenziano come l’aumento dell’indebitamento accompagni piani di investimento sempre più ambiziosi, necessari per sostenere la transizione e il rafforzamento delle infrastrutture. In questo contesto, la sfida per i CFO non è solo sostenere livelli di investimento elevati, ma investire meglio, selezionando le priorità, costruendo strutture di finanziamento coerenti con il profilo degli asset e preservando nel tempo l’equilibrio economico-finanziario, in un quadro che richiede disciplina, flessibilità e capacità di esecuzione».

Fonte foto Pixabay_yetanotheremailaddressaga



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