Aeeg: Conferenza nazionale sulla Regolazione dei servizi idrici
“I gestori idrici italiani sono al fianco dell’Autorità per l’Energia elettrica, il gas e l’acqua per l’efficientamento del sistema idrico nazionale. Elevare la qualità del servizio idrico è un impegno che i gestori assolvono da sempre, con competenza tecnica e conoscenza dei territori di riferimento”.
Così il presidente di Federutility Roberto Bazzano, a margine della Conferenza nazionale sulla Regolazione dei servizi idrici organizzata recentemente a Milano dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e l’acqua. Da due anni (dl 201/2011), all’autorità sono stati attribuiti compiti di regolazione e vigilanza anche sui servizi idrici italiani, superando anni di governance frammentata e talvolta incoerente.
“Federutility, che associa tutti i gestori idrici italiani, continuerà il suo impegno di supporto all’autorità, forte del radicamento sui territori e del know how acquisito in quasi 100 anni di servizio. Con l’attribuzione all’Autorità dei compiti di vigilanza e regolazione sui servizi idrici (DLgs. 201/2011), il quadro della governance si è fatto più ordinato, sebbene permangano sovrapposizioni di competenze tra i livelli nazionali e regionali che rendono ancora farraginoso il processo di pianificazione e di gestione della risorsa idrica. All’Aeeg”, conclude Bazzano, “spetta un compito oneroso, attraverso la definizione di un metodo tariffario che si mostri capace di sostenere l’ingente fabbisogno di investimenti del settore. Non mancherà il nostro supporto, dialettico e talvolta critico, al raggiungimento di un obiettivo atteso da oltre vent’anni”.
Gli investimenti fatti dalle maggiori utility italiane nel settore acqua portano a ricadute economiche stimate per il Paese in oltre 3,6 miliardi euro all’anno e creano 21.000 posti di lavoro. Sono alcuni dei dati presentati da Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, presentati durante la Conferenza.
Secondo l’analisi di Althesys, il totale delle ricadute degli investimenti delle imprese idriche tra le 100 maggiori utilities nazionali, pari nel 2011 a 1,1 miliardi di euro, è di 3,601 miliardi, pari allo 0,22% del Pil con una stima di circa 110 miliardi di euro in 30 anni. Questo volume di investimenti genera circa 11.850 posti di lavoro diretti e 9.070 indiretti, per un totale di quasi 21.000 occupati. Le aziende del settore del ciclo idrico integrato hanno investito mediamente l’11,3% del fatturato, contro il 4% circa degli altri comparti utility. Le principali aree di intervento sono nella sostituzione delle tubazioni, ampliamento e adeguamento della rete fognaria e degli impianti di depurazione. Nonostante la congiuntura economica negativa, ha rilevato ancora Marangoni, il settore delle utility ha svolto infatti storicamente un ruolo anticiclico e difensivo, dimostrandosi anche relativamente stabile rispetto ad altri comparti. Gli investimenti nel settore costituiscono un motore di sviluppo date le loro peculiarità tipicamente infrastrutturali e il carattere trasversale della domanda indotta rispetto ai vari settori produttivi. Questa stima fa riferimento ai soli profili economici, escludendo quelli ambientali e intangibles.
Tuttavia, la sola tariffa non può risolvere tutti i problemi del settore idrico, secondo Marangoni: è necessario migliorare il rapporto qualità/prezzo. “Occorre favorire”, dice il docente dell’Università Bocconi, “efficienza e aggregazioni per ottenere economie di scala. Per fare questo è necessario anche avere una visione complessiva della risorsa acqua, che coinvolga non solo le utility, ma anche altri settori come agricoltura, energia e industria. Insomma serve una politica nazionale per l’acqua a tutto tondo”.
Federutility: http://www.federutility.it
Althesys: http://www.althesys.com
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