Solar Energy Report: luci e ombre del solare italiano
Come le precedenti edizioni, il nuovo rapporto si focalizza sul mercato del fotovoltaico, che negli ultimi anni in Italia ha conosciuto uno sviluppo straordinario. Come già avvenuto per la precedente edizione, la pubblicazione del report è avvenuta in concomitanza con una discontinuità di carattere normativo, ossia il licenziamento, avvenuto lo scorso 11 aprile, di un nuovo meccanismo di incentivazione, il Quinto Conto Energia. Le prime valutazioni “a caldo” elaborate dall’Energy & Strategy Group e dai principali player che insistono nella filiera del fotovoltaico, basate sulle ultime bozze circolanti e non ancora sul testo definitivo del provvedimento, attribuiscono al nuovo sistema incentivante un impatto estremamente rilevante, purtroppo in senso negativo, sulle dinamiche di sviluppo future del settore.
Effetto normativa
Del resto, com’è stato ampiamente dibattuto, la “variabile” normativa ha ricoperto e ricopre un ruolo di primo piano nell’evoluzione del settore, come mostra l’accurata analisi di quanto accaduto nel 2011 dal punto di vista del mercato e dell’articolazione della filiera industriale presente nel Rapporto.
L’anno che si è appena chiuso è subito partito “in salita” con il Decreto Rinnovabili, approvato il 3 marzo 2011, che ha di fatto sospeso il sistema di feed-in premium stabilito dal vigente Terzo Conto Energia (gennaio-maggio 2011), determinando di conseguenza il blocco dell’attività degli operatori del settore, dipeso anche dalla crisi economica che ha sferzato (e tuttora sferza) il nostro Paese.
L’approvazione del Quarto Conto Energia, emanato con il DM del 05/05/2011, ha permesso la ripartenza del mercato, che ha però richiesto un cambiamento nel modello di business degli operatori italiani del fotovoltaico, molti dei quali tradizionalmente concentrati sui grandi impianti a terra, che si sono dovuti riconvertire, per competere sul mercato molto più frammentato e complesso degli impianti a tetto, divenuti i più interessanti con il Quarto Conto Energia.
Inoltre il settore ha risentito dell’ “onda lunga” del Decreto Salva Alcoa, che ha generato una vera e propria “folle corsa” per connettere entro giugno 2011 gli impianti già installati negli ultimi mesi del 2010, termine ultimo stabilito da tale decreto per godere dei benefici del Secondo (“Nuovo”) Conto Energia.
Nonostante le turbolenze legate alla normativa, all’Italia spetta nel 2011 il primato degli impianti fotovoltaici entrati in esercizio nel mondo, ben 9,37 GW di potenza (il 45% del totale a livello europeo, quasi il 34% nel mondo), contro i “soli” 7,4 GW relativi al mercato tedesco.
Tuttavia i numeri cambiano se “depurati” dall’effetto del sopraccitato Decreto Salva Alcoa, considerando quindi solo le nuove installazioni avvenute nel 2011, pari in Italia a 5,65 GW di nuova potenza fotovoltaica, in calo di quasi il 7% rispetto al picco di oltre 6 GW del 2010. La Germania quindi risulta ancora saldamente in testa alla classifica mondiale, sebbene lo scenario globale stia cambiando, con una fetta sempre crescente di installazioni al di fuori dell’Europa, basti notare che il peso percentuale dei Paesi extra-europei ha raggiunto nel 2011 il 25%, a fronte dell’11% sull’installato nel 2010.
Il fotovoltaico in Italia
Entrando nel merito dei numeri del mercato italiano, i due aspetti più rilevanti fanno riferimento in primo luogo all’incremento della quota degli impianti di taglia superiore a 1 MW, passata dal 22% nel 2010 al 31%, e più in generale della quota di impianti “grandi”, ossia sopra i 200 kW nella nostra classificazione, passati dal 67% della nuova potenza installata nel 2010 al 71% nel 2011. Ciò è accaduto, contravvenendo all’auspicata re-distribuzione delle nuove installazioni a favore di impianti di più piccola dimensione – che è stato fra gli elementi ispiratori del Quarto Conto Energia – a causa principalmente dell’estrema turbolenza normativa, che ha evidentemente colpito di più gli operatori “deboli”, ovvero i medi investitori della fascia 20-200 kW.
In secondo luogo, si è verificato l’aumento della quota parte degli impianti realizzati su tetto rispetto a quelli al suolo, arrivata nel 2011 al 38% della nuova potenza installata, in virtù della maggiore appetibilità delle tariffe incentivanti fissate dal Quarto Conto Energia.
Il fermento cui si è fatto menzione in precedenza ha ovviamente impattato anche sulla filiera del fotovoltaico in Italia, i cui operatori, in questo contesto così turbolento, hanno dovuto “navigare a vista” e cogliere le opportunità che volta per volta il mercato presentava loro.
L’aspetto più critico fa riferimento alla contrazione delle marginalità, che in moltissimi casi si è attestata a livelli inferiori a quelli registrati nel 2009, che hanno avuto l’effetto di mettere in seria difficoltà molti di loro e addirittura causare il fallimento di alcuni, con le ovvie ricadute occupazionali (-3% di occupati diretti rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 18.000 unità).
Il volume di affari generato nel 2011, con riferimento agli impianti effettivamente realizzati in quest’anno, è stato complessivamente pari a 14,8 miliardi di euro, in calo di circa il 31% rispetto al 2010, a causa sia della diminuzione del volume di impianti installati sia soprattutto per il significativo calo del prezzo chiavi in mano in tutti i principali segmenti di mercato.
Lo sforzo profuso per delineare gli scenari attesi a partire dal 2012 risulta “vanificato” dall’approvazione del Quinto Conto Energia, di cui non si conosce ancora la versione definitiva. Ciononostante, la sensibile riduzione delle tariffe incentivanti già prevista dal vigente Quarto Conto Energia ha portato a stimare una netta riduzione della potenza fotovoltaica installata in Italia a partire dal 2012.
Quinto Conto Energia: quale futuro si prospetta
L’analisi delle bozze del Quinto Conto Energia ha permesso di delineare i tratti salienti del nuovo regime incentivante. L’irrigidimento del vincolo di spesa, con un limite semestrale di potenza incentivabile basato sul costo di incentivazione di volta in volta richiesto per le nuove installazioni, rappresenta uno dei provvedimenti più importanti. Il principio, in continuità con quanto già stabilito dal Quarto Conto Energia, viene “aggravato” dalla proposta, che si tradurrà con ogni probabilità in realtà, di estendere il meccanismo di accesso tramite “registro” per tutti gli impianti di taglia superiore ai 12 kW. L’impatto di questa novità potrebbe essere tuttavia pesante per il mercato italiano, visto che l’esempio di applicazione del “registro” nell’ambito del Quarto Conto Energia si è già dimostrato un palese insuccesso. Le nostre analisi hanno permesso di evidenziare come, complessivamente nei cinque semestri previsti dal Quinto Conto Energia, la potenza incentivabile potrebbe raggiungere i 4 GW alla luce dei limiti di costo definiti in precedenza.
Il punto chiave del Quinto Conto Energia si riferisce senza dubbio alle nuove tariffe incentivanti, per le quali è previsto – a seconda della taglia, ma anche delle diverse “versioni” di cui si dispone – un “taglio” che va da un minimo del 38,5% per gli impianti di taglia più piccola ad un massimo del 65% per gli impianti di taglia maggiore rispetto a quanto già comunque previsto dal Quarto Conto Energia. Le nostre analisi dimostrano che il taglio “drastico” delle tariffe avrebbe un effetto assai importante, in particolare per gli impianti fotovoltaici di grossa taglia (anche se installati su edificio), che diventano chiaramente non appetibili per gli investitori. Anche gli impianti di medie e piccole dimensioni si allontanano dalla soglia “psicologica” del 10% di rendimento economico, pur mantenendo una discreta redditività.Lo scambio sul posto che invece diventa, con il Quinto Conto Energia, un’opzione non più associabile all’ottenimento della tariffa incentivante rischia di porre un freno alla tanta “agognata” generazione distribuita dell’energia elettrica.
A nostro avviso, guardando anche all’esempio tedesco, che rappresenta indubbiamente un benchmark a livello internazionale su questo tema, sarebbe quanto mai opportuno affiancare al Quinto Conto Energia e al suo taglio “vigoroso” delle tariffe una maggiore semplificazione e lo sviluppo di altri strumenti indiretti di incentivazione, come ad esempio la fiscalità o la disponibilità di capitali per gli investimenti.
All’interno del Rapporto sono discusse ed approfondite una serie di tematiche, che a nostro avviso non possono essere ignorate per comprendere l’impatto attuale e atteso del fotovoltaico nel nostro Paese.
Innanzitutto l’approssimarsi della grid parity, intesa come la convenienza economica “per sé” dell’investimento in un impianto fotovoltaico, in termini di rendimento dell’investimento stesso in assenza di incentivi.
Le elaborazioni effettuate nel Solar Energy Report del 2009, sebbene in un contesto di prezzi di mercato assai diverso da quello odierno, si sono puntualmente avverate: le analisi ripetute in questa edizione del Rapporto mostrano che per alcune applicazioni già oggi, nel Sud Italia, si sia raggiunta la grid parity. Questo significa che, anche qualora gli incentivi feed-in venissero eliminati entro la fine del 2012 o all’inizio del 2013, il mercato italiano del fotovoltaico comunque non si arresterà del tutto, riscontrando ovviamente un forte rallentamento, visto che saranno pochi gli ambiti di applicazione in cui inizialmente risulterà conveniente, e comunque con un rendimento medio annuo inferiore rispetto ad oggi.
Le ricadute fiscali del fotovoltaico: un vantaggio per lo Stato
Una seconda argomentazione che deve far riflettere circa il supporto da accordare al settore fotovoltaico in Italia ha a che vedere con le ricadute fiscali che esso genera per lo Stato. Le fonti di entrata fiscale fanno riferimento a due categorie di imposte, dirette (Irap ed Ires) ed indirette (IVA e ICI/IMU).
Il totale delle entrate per lo Stato derivanti dall’intera vita utile degli impianti installati nel corso del 2011 è pari a quasi 21 miliardi di euro, due terzi dei quali dovuti all’Ires. Il corrispettivo esborso relativo agli incentivi per gli impianti fotovoltaici messi in funzione nel 2011 è invece pari annualmente a circa 3,7 miliardi di euro (1,5 miliardi di euro riferiti ad impianti che ricadono nell’ambito del Quarto Conto Energia, 635 milioni di euro nel Terzo Conto Energia e 1,6 miliardi di euro come conseguenza del Salva Alcoa) e quindi corrisponde a circa 74 miliardi di euro sull’orizzonte ventennale preso in considerazione. Da ciò deriva che, considerando l’orizzonte ventennale di incentivazione, il 27% della “spesa” per gli incentivi è in realtà “coperta” dalle entrate derivanti dalla tassazione corrente, il 76% della quale – coerentemente con il peso in potenza complessivo – deriva dagli impianti di grande taglia e dalle centrali fotovoltaiche.
Analizzando entrate ed uscite riferibili a ciascuno dei tre meccanismi di incentivazione che hanno caratterizzato il 2011, risulta evidente come si sia già imboccata una strada “virtuosa” verso una maggiore sostenibilità degli incentivi erogati per il fotovoltaico: infatti, mentre il rapporto tra entrate e uscite derivanti dall’effetto del Salva Alcoa (Secondo Conto Energia) è pari al 25%, questo cresce al 31% se si guarda ai soli impianti entrati in esercizio nell’ambito del Terzo e Quarto Conto Energia, per passare addirittura al 33% se si considera il solo Quarto Conto Energia.
Storage e riciclo
Infine, due altre tematiche approfondite all’interno del Rapporto si riferiscono ai sistemi di storage, di cui si individuano e discutono gli operatori coinvolti ed i vincoli – in questo caso soprattutto di natura economica, ma anche, e spesso colpevolmente trascurati, normativa – all’adozione dello storage per gli impianti fotovoltaici, ed in secondo luogo al tema del riciclo dei moduli fotovoltaici, studiando quali sono i materiali che si possono riciclare a partire dal modulo fotovoltaico, analizzando i possibili volumi di mercato in gioco (1,2 milioni di tonnellate di moduli ritirati al 2036), e censendo le principali iniziative di riciclo attive nel nostro Paese.
Oltre il fotovoltaico
Il rapporto si chiude con i “consueti” aggiornamenti sul solare termico e termodinamico, mercati indubbiamente meno dinamici rispetto a quello del fotovoltaico, di cui si discutono le evoluzioni tecnologiche, normative e di mercato, nonché l’articolazione della filiera produttiva ed i modelli di business che gli operatori hanno adottato.
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