Trasparenza geografica ed ESG come leva competitiva per le filiere agroindustriali nel 2026
Il 2026 segna il passaggio definitivo dalla due diligence ambientale e sociale a un vantaggio competitivo misurabile. Il CEO Alessandro Chelli di Trusty individua tre motori di trasformazione che consentono alle imprese di convertire la conformità normativa in valore industriale, relazionale e di mercato, ridefinendo il funzionamento delle filiere agroindustriali
Il 2026 si configura come l’anno in cui le filiere dell’ agroindustria passano definitivamente dall’adempimento normativo alla costruzione di un vantaggio competitivo misurabile. La trasparenza ambientale e sociale, introdotta inizialmente in risposta alle normative europee come l’EUDR, diventa ora una leva strategica per rafforzare il posizionamento sul mercato, migliorare l’efficienza operativa e consolidare le relazioni di filiera.
Alessandro Chelli, CEO di Trusty, società benefit italiana che usa la tecnologia blockchain per la tracciabilità delle filiere alimentari e industriali, lavorando con brand come Icam, Pellini, Sperlari, Altromercato, presenta le dinamiche e i cambiamenti strategici che domineranno i settori agroindustriali nel 2026.
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1. Dalla conformità EUDR alla “trasparenza geografica certificata”
Il Regolamento europeo sulla deforestazione ha imposto la raccolta e la gestione delle coordinate geografiche dei terreni di produzione per le materie prime. Nel corso del 2026, questo requisito evolverà da obbligo documentale a infrastruttura strategica. I dati geografici, validati e strutturati, diventeranno una base affidabile per dimostrare il controllo della filiera, la continuità degli approvvigionamenti e la coerenza con gli impegni ambientali dichiarati. Tutte queste informazioni, in passato, restavano confinate nei dossier di due diligence, ora, invece, iniziano a essere utilizzate per supportare decisioni industriali, strategie di sourcing e di comunicazione verso il mercato, contribuendo a rafforzare la credibilità dei prodotti e dei brand verso i consumatori e la GDO.
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2. L’espansione della tracciabilità: dal campo all’impronta sociale
La spinta normativa, inizialmente concentrata su specifici fattori di rischio ambientale, sta evolvendo verso una gestione strutturata dei dati ESG lungo l’intera filiera. Nel 2026 la richiesta di trasparenza non riguarderà più singole verifiche puntuali, ma la capacità delle aziende di raccogliere, governare e dimostrare in modo continuo dati affidabili sull’origine delle materie prime, sulle condizioni di produzione, sul rispetto delle normative locali e sulla tutela delle comunità coinvolte.
La disponibilità di informazioni strutturate, verificabili e aggiornate diventa così l’elemento centrale per dimostrare controllo operativo, ridurre l’esposizione al rischio e sostenere decisioni industriali consapevoli.
“In questo contesto, la tracciabilità non riguarda solo l’origine geografica, ma diventa tracciabilità dei dati e delle situazioni operative. Le aziende saranno chiamate a raccogliere, organizzare e mantenere informazioni verificabili su pratiche agricole, relazioni con i produttori, conformità locale e gestione delle criticità lungo la filiera. Non sarà più sufficiente dichiarare il rispetto di determinati standard” afferma Chelli. “La dimensione sociale entra così nella gestione ordinaria della filiera come elemento strutturale, diventando un fattore di affidabilità industriale, di riduzione del rischio e di solidità delle relazioni commerciali”.
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3. L’integrazione tecnologica come fattore di efficienza e competitività
Nei settori ad alto volume come quello ittico, la gestione manuale dei dati e dei controlli non è più sostenibile. Il 2026 segna il consolidamento di piattaforme digitali e soluzioni Software as a Service per la tracciabilità e la governance della filiera. Questi strumenti consentono di integrare sistemi, automatizzare verifiche, ridurre errori operativi e abbassare i costi di gestione. Oltre a soddisfare i requisiti normativi, la tecnologia agisce come leva per migliorare l’efficienza complessiva del modello industriale. In questo contesto, anche l’intelligenza artificiale inizia a supportare l’analisi dei dati, l’individuazione di criticità e il miglioramento continuo dei processi.
“Nel 2026 le filiere agroindustriali non si chiederanno più solo come essere conformi, ma come usare trasparenza geografica e sociale per proteggere e rafforzare la propria competitività. Oggi è chiaro che senza tracciabilità il rischio di esporsi, perdere credibilità e compromettere l’accesso al mercato è altissimo. La trasparenza, dal campo al prodotto finale, diventa una condizione operativa imprescindibile. L’integrazione dei dati di tracciabilità con dati Eudr e dati ESG è il passaggio naturale per costruire filiere più solide, efficienti e credibili. Le aziende che sapranno trasformare la due diligence in un asset operativo e strategico guideranno il prossimo ciclo di mercato”, conclude Chelli.
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