RMO 269 – Giugno-Luglio 2025
SCATTANO I DAZI SU ACCIAIO E ALLUMINIO
Dal 4 giugno gli USA hanno fatto scattare la nuova stretta commerciale su acciaio e alluminio importati dall’estero con il raddoppio dal 25 al 50% delle tariffe doganali. Obiettivo della strategia trumpiana è stimolare la produzione interna di materiali negli Stati Uniti. Il Paese importa rispettivamente il 25% dell’acciaio e il 50% dell’alluminio utilizzati, per una cifra pari a 110 miliardi di dollari. Per le aziende americane sono soprattutto i costi ingenti della produzione domestica a far giudicare più competitivo acquistare i materiali anziché produrli. Dopo l’esenzione del Regno Unito, l’applicazione dei nuovi dazi colpisce soprattutto Canada, Cina, Messico e Germania che insieme rappresentano oltre la metà degli acquisti statunitensi di acciaio e alluminio. Come evidenzia un’analisi Assofond, in Italia il settore conta circa 900 stabilimenti, l’80% dei quali al Nord, e un fatturato complessivo che supera i 6 miliardi e mezzo di euro all’anno. Il progressivo calo delle esportazioni oltreoceano avvenuto in questi ultimi anni in favore dell’approdo a nuovi mercati potrebbe ridurre in parte le perdite per il nostro Paese. Le fonderie italiane, infatti, hanno iniziato un percorso di diversificazione dell’export verso mercati emergenti già dal 2018 proprio sulla spinta delle tariffe commerciali imposte sotto la prima amministrazione Trump. Tra materia prima, semilavorati e tubi le esportazioni verso gli USA sono passate da 700mila tonnellate di acciaio del 2018 alle 289mila nel 2024. A questo si aggiunge che la crisi finanziaria del 2008 ha imposto alle fonderie di cercare in misura maggiore i mercati esteri. Nonostante gli sforzi verso una maggiore internazionalizzazione, lo scorso anno le fonderie italiane hanno registrato forti perdite. Assofond calcola un giro d’affari complessivo di 6,6 miliardi di euro, quasi il 13% in meno rispetto al 2023.


