Riutilizzo degli inerti, report 2026 di Quattro A: più riciclo, meno emissioni e una filiera più efficiente
Il 2026 si apre con segnali incoraggianti sul recupero degli inerti e sulla riduzione delle emissioni nel settore delle costruzioni: a metterlo in evidenza è Quattro A, attiva nel settore dei materiali e dei servizi per l’edilizia, le infrastrutture e la gestione ambientale
Grazie all’ottimizzazione logistica, all’impiego di mezzi a minor impatto e al maggiore ricorso ai materiali riciclati, Quattro A, storicamente attiva nell’ambito del Gruppo Seipa nei settori estrattivo, di trasporto, recupero e riciclo dei materiali inerti e di supporto alle opere infrastrutturali ed edili, registra segnali incoraggianti sulla riduzione delle emissioni nel settore delle costruzioni.
In uno scenario in cui il comparto edile resta centrale per consumi e produzione di scarti, i numeri aiutano a inquadrare la sfida: nell’Unione Europea il consumo annuo di materiali è pari a 1.094 milioni di tonnellate, mentre i rifiuti da costruzione e demolizione raggiungono 305 milioni di tonnellate.
Italia: leader nel riciclo, ma con un “collo di bottiglia” nel riutilizzo
Il Report 2026 di Quattro A riprende un dato strutturale del mercato: in Italia il 98% dei rifiuti inerti viene avviato a riciclo, ma la quota che torna davvero a sostituire i materiali vergini nei nuovi interventi è ancora minima, con un tasso di sostituzione medio pari allo 0,4%.
«Il materiale viene correttamente riciclato, ma non trova ancora un impiego diffuso nelle nuove costruzioni. Questo limita l’impatto positivo che il settore potrebbe generare in termini di riduzione delle emissioni e di minore consumo di materie prime naturali» spiegano gli analisti di Quattro A.
A pesare è anche l’ordine di grandezza del fenomeno: l’Italia produce 81,4 milioni di tonnellate/anno di rifiuti inerti da costruzione e demolizione (C&D), che rappresentano il 50,6% dei rifiuti speciali.
Il modello industriale: sostituzione oltre il 50% e obiettivo 60%
Accanto al dato medio nazionale, Quattro A richiama le best practice di filiera: nei siti del Gruppo Seipa di cui l’azienda fa parte, il tasso di sostituzione degli aggregati arriva a superare il 50% (con valori riportati fino al 55%), dimostrando che la chiusura del ciclo è realizzabile su scala industriale.
L’orientamento dichiarato è di arrivare al 60% entro il 2026, consolidando un modello capace di aumentare l’impiego di materie prime-seconde e ridurre la pressione sulle risorse naturali.
Benefici potenziali: meno materiali vergini e meno CO2
Portare il tasso di sostituzione nazionale verso livelli da best practice avrebbe un impatto misurabile: tra gli effetti stimati figurano un risparmio di oltre 20 milioni di tonnellate/anno di materiali vergini e una riduzione di circa 4,6 milioni di tonnellate di CO2.
«Ridurre le distanze di trasporto, valorizzare i materiali riciclati e investire in processi sempre più efficienti significa contribuire in modo concreto alla decarbonizzazione del settore delle costruzioni» sottolineano gli specialisti di Quattro A.
Dal “riciclare” al “riutilizzare”
Il Report 2026 conferma l’impegno di Quattro A e più in generale del Gruppo Seipa nel promuovere modelli produttivi sostenibili, capaci di coniugare sviluppo infrastrutturale, tutela del territorio e riduzione dell’impatto ambientale, rafforzando il ruolo del recupero degli inerti come elemento chiave per il futuro del comparto. Ma se il trend Quattro A relativo alle materie prime-seconde è positivo, confermando l’efficacia dei processi di recupero nei siti Seipa, su scala nazionale, l’effettivo impiego degli inerti riciclati nei nuovi progetti edilizi resta molto basso, fermandosi appunto allo 0,4%. Ed è su questo passaggio, dal “riciclare” al “riutilizzare”, che si gioca la vera accelerazione della transizione nel settore delle costruzioni.
Per Quattro A la priorità del 2026 è ora quella di contribuire a colmare questo divario attraverso filiere più integrate, programmazione dei flussi di cantiere e un dialogo sempre più stretto con imprese, progettisti e stazioni appaltanti, affinché i materiali riciclati diventino una scelta ordinaria, tracciabile e competitiva. L’obiettivo è trasformare un’eccellenza industriale in un risultato di sistema, capace di generare benefici ambientali misurabili e un uso più responsabile delle risorse.
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