È tempo di parlare di tempo: quali le conseguenze dei cambiementi climatici?
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Un nuovo rapporto sull’impatto, la vulnerabilità e adattamento in Africa, realizzato dal Segretariato delle Nazioni Unite per la convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) e basato sui dati provenienti da organi tra cui il Programma per l’ambiente (Unep) e l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), indica che la vulnerabilità del continente nei confronti dei cambiamenti climatici si è acutizzata più del prevedibile: inondazioni, innalzamento del livello del mare, estinzione di specie animali e habitat, scarsità dei raccolti di cereali, perdita di aree verdi naturali.
La necessità di adattamento presente e futuro di parte dell’Africa deve includere potenziamenti nella capacità di monitoraggio di clima e tempo e migliori collegamenti tra ricerca e politica. Altre esigenze includono le considerazioni sui principali cambiamenti climatici all’interno dello sviluppo e piani e programmi di settore, educazione e progressiva consapevolezza per governi, istituzioni e individui attraverso mezzi sempre più efficienti, come previsioni del tempo migliori e sistemi di allarme veloci.
Uno degli impatti più devastanti cui si assisterà in Africa orientale riguarda il cambiamento di frequenza e intensità delle precipitazioni con conseguenze sulla disponibilità di acqua e sulla produzione agricola. Un quadro che lascia presagire ulteriore penuria di cibo e possibili conflitti. Inoltre, le temperature più elevate possono significare il diffondersi di malattie come la malaria.
Non bisogna inoltre trascurare l’eventualità del verificarsi di fenomeni meteorologici estremi o l’innalzamento del livello del mare che, ancora una volta, andrebbe a colpire le attività economiche della regione come l’agricoltura, il turismo, l’industria e la pesca. “Le economie africane sono le più colpite. Più del 70% della nostra popolazione vive nelle campagne” ha commentato Awori, vicepresidente del Kenya, dinanzi ai 6.000 delegati presenti alla conferenza che per la prima volta si è svolta in un Paese dell’Africa subsahariana.
I partecipanti all’incontro sono stati chiamati a trovare i sistemi (programmi specifici e finanziamenti ad hoc) migliori con cui aiutare i Paesi meno avanzati del pianeta a fronteggiare i futuri cambiamenti climatici. Mentre sul fronte della riduzione dell’emissione di gas serra, si discuterà un nuovo piano per la riduzione dei gas che sostituisca il Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012 e si cercherà di fare nuove pressioni nei confronti dei Paesi che non lo hanno ancora ratificato e che risultano anche essere i principali emettitori di gas serra del pianeta: dagli Stati Uniti all’Australia, passando per i Paesi emergenti come Cina, India e Brasile.
Durante il XX secolo la temperatura del continente africano è aumentata di 0,7 °C, con temperature record che hanno raggiunto i massimi picchi nel 1995 e 1998; mentre le piogge diventano più rare, la siccità si diffonde. Se si considera l’Africa come luogo di origine e parte essenziale della storia dell’uomo, osservarla significa ponderare il presente e immaginarsi il futuro.
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