Dipendenza da materie prime, la risposta è nell’economia circolare
L’invasione della Russia in Ucraina ed il conseguente rialzo del costo dell’energia hanno posto al centro dell’agenda di Governo il tema degli approvvigionamenti delle materie prime. In questo scenario l’economia circolare rappresenta una risposta strategica per l’Italia in termini di diversificazione delle fonti e un vettore di crescita sostenibile per l’immediato futuro. Occorre porre l’attenzione sul tema delle politiche a sostegno dell’economia circolare, che rappresentano un pilastro centrale per la transizione ecologica del nostro Paese, soprattutto alla luce del PNRR.
È questo il monito lanciato da Unirima, Assorimap e Assofermet, le principali associazioni nazionali di categoria nei settori della raccolta, recupero e riciclo di carta, plastica e metalli ferrosi e/o non ferrosi. Un comparto sempre più strategico, che conta circa 45mila addetti e 4mila impianti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Basti pensare che il tasso di riciclo degli imballaggi di carta e cartone in Italia ha raggiunto e superato, con 10 anni di anticipo l’obiettivo europeo dell’85% fissato per il 2030. La produzione di materia/end of waste carta da macero è pari a circa 6,7 milioni di tonnellate, in aumentando del 3,2% rispetto all’anno precedente. In Italia è pari a 1.800.000 tonnellate la capacità installata di riciclo di materiali plastici, che rappresenta un potenziale enorme da valorizzare. Per ogni tonnellata di materia plastica riciclata si risparmiano 1,9 tonnellate di petrolio, si riducono le emissioni di CO2 di 1,4 di tonnellate, nonché quantità ingenti di energia elettrica. Gli impianti di recupero di rottami ferrosi e non ferrosi annualmente raccolgono e riciclano circa 15 milioni di tonnellate di materiale, che viene avviato al comparto siderurgico e metallurgico in sostituzione delle materie prime vergini.
Le tre Associazioni di imprese sottolineano come le enormi criticità che si sono abbattute sull’economia globale stiano dimostrando con urgenza la necessità di sviluppare una maggiore concorrenza, colmando il divario di competitività che su molti fronti ancora separa l’Italia dal resto d’Europa; occorre, pertanto, intervenire per ridurre le rendite monopolistiche assicurando dinamiche competitive ed agendo sulle criticità connesse alla mancata piena applicazione del principio di concorrenza, che ha un valore cruciale nel settore del recupero e del riciclo. La semplificazione del quadro normativo e amministrativo e in investimenti nell’innovazione degli impianti di recupero di materia prima secondaria/end of waste dai rifiuti, restano pertanto tra gli obiettivi principali. Per quanto concerne l’impennata dei costi in bolletta, le tre associazioni che costituiscono il cuore pulsante dell’economia circolare rilevano come non siano più sufficienti interventi spot da applicare periodicamente, piuttosto occorre studiare misure strutturali a beneficio delle imprese che contribuiscono fattivamente agli obiettivi della transizione ecologica attraverso il recupero della materia.
Nel complesso bisogna creare le condizioni affinché l’economia circolare si affermi compiutamente come leva per lo sviluppo sostenibile nel nostro Paese. Non a caso, tra le 14 risoluzioni adottate a Nairobi dall’l’Assemblea dell’ONU sull’ambiente (UNea), una è dedicata specificamente al sostegno dell’economia circolare. L’obiettivo del testo è chiarito fin nel titolo: “Potenziare l’economia circolare come contributo al raggiungimento della sostenibilità di consumo e produzione”. Un principio che – auspicano le tre Associazioni di imprese – deve costituire la bussola in grado di orientare le future scelte in una stagione sempre più complessa.
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