In Italia raccolte 7,1 milioni di tonnellate di rifiuti organici

Pubblicato il 6 maggio 2020

In questo momento così difficile per l’intero Paese, che si trova ad affrontare a livello sociale ed economico l’emergenza sanitaria, il settore del biowaste non si è fermato. A sottolinearlo è il CIC, il Consorzio Italiano Compostatori, le cui aziende associate hanno garantito e continuano a garantire i propri servizi grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

“Non possiamo che ringraziare tutti i lavoratori del settore per ciò che stanno facendo in questo periodo, assicurando la continuità di filiera e scongiurando altre pericolose emergenze ambientali. Le nostre aziende e gli impianti industriali del nostro settore stanno tenendo duro e stanno mettendo in atto tutte le strategie possibili per restare al servizio della comunità e far sì che, una volta rientrata l’emergenza, la catena possa riprendere in piena operatività e senza contraccolpi”, dichiara Massimo Centemero, Direttore del CIC.

Per dare un segnale di continuità con il lavoro di raccolta, di supporto e di analisi svolto in questi anni, il CIC ha rielaborato i dati 2018 del rifiuto organico e degli impianti italiani a partire dai dati del Rapporto Rifiuti Edizione 2019 dell’ISPRA, per raccontare l’andamento della raccolta dei rifiuti organici in Italia.

Sono 7,1 milioni le tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche provenienti dalla raccolta differenziata) raccolte in Italia. In particolare, si calcolano 5,1 milioni di tonnellate di Forsu, cui si aggiungono quasi 2 milioni di tonnellate di frazione verde: la raccolta dell’organico aumenta del 7,5% rispetto all’anno precedente (+500.000 kg) e si conferma la frazione più importante per la Raccolta Differenziata. I cittadini italiani differenziano circa 17,5 milioni di tonnellate, il 40,4% dei quali rappresentano il rifiuto organico (Forsu e verde).

“Dopo un anno di crescita limitata tra il 2016 e il 2017, gli ultimi dati disponibili confermano il trend di crescita della RD dei rifiuti organici con dati evolutivi da record dovuti principalmente alla frazione umida che dal 2017 al 2018 è passata da 4,5 a 5,1 milioni di tonnellate. Il verde, al contrario, dal 2016 – anno di approvazione del collegato agricolo – ha smesso di crescere, registrando una sostanziale flessione nel 2017 e nel 2018. La generazione di scarto verde non è diminuita ma sono calati raccolta e trattamento, con la conseguenza che una parte di questo rifiuto è uscito dai radar della tracciabilità”, osserva Flavio Bizzoni, Presidente del Consorzio Italiano Compostatori.

A livello nazionale il dato pro-capite di rifiuto organico intercettato ci mostra un’impennata importante, passando da 108 a 117 kg/abitante/anno. In particolare, in Emilia-Romagna nel 2018 sono stati raccolti in modo differenziato più di 170 kg/abitante di rifiuto organico.

Al primo posto per quantità di frazione organica raccolta si conferma la Lombardia, con quasi 1,3 milioni di tonnellate annue, in aumento rispetto all’anno precedente quando la raccolta si attestava su 1,2 milioni. Al secondo posto sale l’Emilia-Romagna, che con circa 794.000 tonnellate supera il Veneto, che quest’anno scende al terzo posto (750.000 t ca) registrando un lieve calo nella raccolta. Stabili al quarto e quinto posto la Campania (680.000 t ca) e il Lazio (550.000 t ca).

“Le stime di crescita ci portano a traguardare per il 2025 quota 9.200.000 tonnellate di rifiuto organico raccolto in Italia, ovvero più di 150 Kg/ab/anno”, analizza Massimo Centemero, direttore del CIC. “Per questo è fondamentale continuare a lavorare soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud: al momento, rispetto alla RD media pro-capite italiana, ben 5 regioni del Sud su 6 sono al di sotto. La sola Campania è in media, ma non ha registrato sostanziali passi in avanti negli ultimi anni. Nell’ultimo anno la Sicilia è l’unica regione del Centro – Sud ad aver mostrato un netto incremento della raccolta, passando da 208.000 t a 300.000 t ca”.

In Italia il riciclo dei rifiuti organici è affidato a 339 impianti di trattamento biologico: 281 sono impianti di compostaggio, 58 sono gli impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio.

A fronte di una crescita contenuta dei quantitativi trattati presso siti che adottano solo il compostaggio (+500.000 t dal 2013 al 2018), i flussi gestiti da quelli integrati (Digestione anaerobica + compostaggio), sono pressoché raddoppiati (+1.670.000 t nello stesso periodo): nel 2018 sono arrivati a trattare più del 50% della frazione umida proveniente dalla raccolta differenziata.

In particolare, si contano 281 impianti di compostaggio che producono Compost utilizzato in agricoltura e nel florovivaismo, di cui 173 dislocati al Nord, 46 al Centro e 62 nel Sud e nelle Isole, che a fronte di una capacità autorizzata totale di 5.944.000 t/anno registrano un trattamento di 4.009.000 t/anno.

Gli impianti di Digestione Anaerobica e Compostaggio, che producono Compost e Biogas, sono 58, con capacità autorizzata pari a 4.371.000 t/anno, mentre il rifiuto trattato ammonta a 3.764.000 t/anno. La maggior parte delle strutture si trova a Nord (47), mentre se ne contano solo 4 al Centro e 7 tra Sud e Isole.

“Ribadiamo come la concentrazione geografica degli impianti soprattutto nel Nord Italia rappresenti una criticità del sistema, uno squilibrio che finora ha retto perché l’Italia non è mai andata in emergenza per questa tipologia di rifiuti, ma che costringe il Centro e il Sud Italia a trasferire i propri rifiuti organici in altre regioni, con enorme diseconomicità del sistema”, prosegue Centemero. “Stante il complessivo deficit impiantistico necessario a gestire le raccolte previste a regime (più di 9 mln di ton/anno), oltre il 35% del deficit nazionale a regime si concentra tra Lazio, Campania, Sicilia e Puglia; nella prospettiva di una gestione regionale del rifiuto raccolto, il deficit a regime delle regioni del Centro-Sud è drammatico: oltre il 700% in Campania, quasi 500% nel Lazio, 200% in Sicilia e Marche”.

Secondo le stime del CIC, dai rifiuti organici raccolti nel corso del 2018 sono state prodotti 2,04 milioni di tonnellate compost, il 64% da compostaggio e il restante 36% da digestione anaerobica e successivo compostaggio, che hanno contribuito a stoccare nel terreno 600.000 t di sostanza organica e risparmiare 3,8 milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica.

Nel 2018 inoltre sono stati ottenuti 312 milioni di Nm3 di biogas, corrispondenti a una produzione energetica di 664.000 MWh.

Grazie a uno schema di incentivi a favore della produzione di biocarburanti, la tendenza, in forte consolidamento a partire dal 2018, è quella di accrescere un sistema di trattamento ancora più strutturato, che fa seguire alla linea di produzione del biogas un processo di upgrading per la produzione di biometano.

Il trend in corso è il seguente: nel 2018 gli impianti attivi erano 6 con 86 mln di m3/anno di biometano prodotto, nel 2019 il CIC ne stima 9 con 104 mln di m3 e si prevede al termine del 2020 che 13 impianti possano produrre circa 200 mln di m3 di biometano all’anno.

La filiera del rifiuto organico coinvolge numerose attività, dai servizi di raccolta e trasporto, ai servizi di studio, ricerca e progettazione e delle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Il settore biowaste ha dunque importanti ricadute economiche ed occupazionali. Nel 2018, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato è stato pari a 1,9 Mld € di fatturato, mentre i posti di lavoro generati 10.620 (+8% rispetto al 2016): in pratica 1,5 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico. Con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia – prevede il CIC – si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,5 Mld € comprensivi dell’indotto generato.

“L’obiettivo dell’Agenda 2030 dell’Onu che ci interessa in particolare modo e ci tocca da vicino è il Goal 15 Vita sulla Terra che prevede l’impegno concreto a proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica”, sottolinea il direttore del CIC.

“Il territorio italiano è a rischio desertificazione e l’allarme riguarda in primis le regioni del centro e del sud. È prioritario incrementare e stoccare il contenuto in sostanza organica dei suoli. Il buon governo della dotazione di sostanza organica dei suoli può essere garantito da operazioni conservative legate alla gestione della fertilità (lavorazioni, rotazioni, pratiche colturali conservative) e da operazioni di apporto di sostanza organica di origine naturali (letami, liquami, ammendanti compostati), supportate da interventi mirati, quali incentivi economici e pratiche di defiscalizzazione”. Per questo con l’European Compost Network il CIC ha lanciato la Piattaforma S.O.S. Soil Save Organics In Soil, «salva mantieni, conserva la sostanza organica del suolo», con l’obiettivo di rendere noti i benefici legati al mantenimento o all’incremento del tasso di sostanza organica nel suolo. A livello europeo sono già state raccolte numerose adesioni e l’invito a firmare il Manifesto è aperto a tutti gli enti e le associazioni in Italia.



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