Allarme bioenergie: il settore rischia l’estinzione

Le ultime disposizioni ministeriali nel campo bioenergetico rischiano di penalizzare gli operatori e di danneggiare un settore che vede l’Italia come Paese di primo piano a livello internazionale

Pubblicato il 27 aprile 2012

È recente la notizia della notifica ai Ministeri competenti del ricorso di alcuni operatori del settore bioenergetico contro le modalità di introduzione dei criteri di sostenibilità contenute nel decreto 23 gennaio 2012. Un decreto che ha visto insorgere ben il 70% degli operatori del settore dei bioliquidi e contro il quale Aper interverrà ad adiuvandum per sostenere le ragioni dei ricorrenti.

Oltre ad imporre misure onerose e non prive di difficoltà nella loro attuazione, il decreto impone infatti delle scadenze impossibili da rispettare a causa dei ritardi nella pubblicazione degli strumenti normativi e del mancato coinvolgimento degli operatori.

Si evidenzia inoltre come la capacità di questi impianti di valorizzare l’energia termica, non solo non viene così premiata, ma - come si evince da una recente circolare dell’Agenzia delle Dogane – viene addirittura sottoposta ad accisa, con il paradosso che gli impianti che adottano un procedimento virtuoso di recupero del calore vengono ben più penalizzati di quelli che lo dissipano.

Ad aggravare ulteriormente il quadro della situazione, la variazione in negativo del livello di incentivazione (-22% indistintamente per tutte le fonti) è intervenuta non a supportare bensì ad aggravare un settore già in balia del brusco rialzo (superiore al 100%) dei prezzi di approvvigionamento della materia prima.

Condizioni queste che hanno messo in ginocchio le aziende del settore che rischiano adesso di non rialzarsi più. Si parla di azzerare una potenza elettrica di circa 600 MW installati, oltre 100 impianti su tutto il territorio nazionale, con un’occupazione che, includendo l’indotto, ha raggiunto negli ultimi anni le 5.000 unità e che ha avuto un’ottima ricaduta sul settore manifatturiero italiano.

Il settore vanta infatti lo sviluppo di un know how tutto italiano riconosciuto anche all’estero, grazie all’utilizzo di macchinari e tecnologia a prevalenza nazionale, oltre all’impiego di personale diretto ed indiretto lungo tutta la catena tecnologia, con il tasso di occupazione più elevato tra tutte le fonti (una media di 15 addetti per ogni centrale). Elementi virtuosi questi che in tempi di crisi non ci si può permettere il lusso di ignorare.

Aper chiede ai Ministeri competenti che sia avviato un tavolo tecnico dove trattare le criticità evidenziate e salvaguardare i benefici che questi impianti portano al sistema (programmabilità, assetto cogenerativo, ricaduta sul settore manifatturiero). Alle condizioni attuali il comparto dei bioliquidi è destinato a scomparire.

Aper: www.aper.it 



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