Energia: l’industria italiana sta perdendo un’occasione?
Nonostante il Paese disponga di adeguate risorse naturali, soprattutto solari ed eoliche, con una discreta possibilità di sviluppo per quelle idriche e geotermiche, storicamente è mancata la volontà politica di introdurre quegli incentivi in grado di attrarre investimenti per i necessari interventi infrastrutturali.
Sono alcuni dei dati principali contenuti nel rapporto Ernst & Young “A new era for renewables in Europe”, presentato a Bruxelles durante la Energy Conference 2008.
Lo studio, frutto di ricerche e di una serie di tavole rotonde con 30 senior executive del settore, suggerisce che le aziende operanti nell’energia dovrebbero focalizzarsi su progetti a scala più ridotta e tecnologia decentralizzata per riuscire a produrre il 20% dell’energia totale da fonti rinnovabili, obiettivo richiesto dall’Unione europea e da realizzare entro il 2020.
Le aziende italiane sono molto competenti nella tecnologia “smart”. Enel, per esempio, ha sviluppato il più grande progetto a livello europeo per il monitoraggio di oltre 31 milioni di clienti tramite contatori elettronici. È anche a capo di un ampio gruppo di ricerca continentale che sta lavorando per progettare un prototipo di rete distributiva “intelligente” in Italia, Spagna e Francia. Queste reti di nuova generazione sono un elemento chiave nella nuova era delle energie rinnovabili.
Se l’Unione europea riuscisse a definire un contesto normativo stabile, facilmente intuibile e degno di fiducia da parte delle aziende, gli investimenti necessari in infrastrutture e tecnologia a supporto di progetti decentralizzati e su piccola scala sarebbero certamente favoriti. Ciò vale anche a livello di Paese: una delle regioni per cui l’Italia non riesce a sfruttare pienamente le proprie risorse è perché i regolamenti sull’energia sono definiti a livello locale, non nazionale. Gli investitori hanno bisogno di una roadmap chiara e concreta, che porti il settore verso il 2020 e oltre.
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