Made Green in Italy: il marchio come opportunità per la competitività delle imprese
Competitività, innovazione e sostenibilità sono state le parole chiave del convegno su “Lo schema nazionale Made Green in Italy: una opportunità per le imprese produttrici dei beni in polietilene”, promosso dal consorzio nazionale Polieco
Il Marchio Made Green in Italy, istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, rappresenta uno strumento strategico per certificare la qualità e l’eccellenza dei prodotti italiani realizzati secondo i principi della sostenibilità ambientale.
“È un Marchio nel quale abbiamo sempre creduto e che riteniamo valido per aumentare la competitività delle nostre imprese, nell’ottica di attuare la vera economia circolare, facendo la differenza in termini di qualità dei prodotti, sicurezza dei luoghi di lavoro, tutela dell’ambiente”, ha sottolineato la direttrice generale del Polieco, Claudia Salvestrini.
“Saremo sempre al fianco delle imprese del settore che intendono investire su innovazione e sostenibilità”, ha rimarcato il presidente del Polieco, Enrico Bobbio.
Made Green in Italy: opportunità per le imprese e il Made in Italy
Sull’importanza della Certificazione è intervenuta, in video collegamento, la viceministra del Mase, Vannia Gava.
“Il Made Green in Italy, per il settore del polietilene, rappresenta un’opportunità per migliorare le performance ambientali del prodotto, la sostenibilità e la qualità, il valore del Made in Italy. La certificazione” ha affermato Gava “riflette l’approccio che il nostro Paese ha adottato sui negoziati internazionali anche su ambiente ed energia, chiedendo proprio che venisse valorizzata l’importanza di valutare il ciclo di vita di ogni materiale. Non è solo un investimento sulla sostenibilità ma anche valore aggiunto per il mercato, rafforzando così la competitività delle imprese italiane e continuando a mantenere viva l’economia del nostro Paese”. Gava, garantendo pieno sostegno al percorso intrapreso con le imprese, ha ringraziato il Polieco per il “lavoro e la determinazione”.
Due aziende Polieco prime a ottenere Marchio in settore tubazione
Il percorso avviato dal Polieco con il partner scientifico Spinlife, rappresentato ieri dal professor Alessandro Manzardo, del Centro Studi Qualità Ambiente dell’Università di Padova, ha già raggiunto significativi risultati.
Più recentemente, è stata ottenuta la pubblicazione delle regole di categoria di prodotto (dopo le grandi casse in agricoltura e le borse multiuso) dei sistemi di tubazione in polietilene per la distribuzione di fluidi.
Le prime realtà produttive ad aver ottenuto il Marchio, in questo settore, sono state proprio due aziende aderenti al Consorzio. Durante i lavori del convegno, sulle potenzialità dello Schema come leva competitiva sui mercati è intervenuto, per il Mase, Matteo Malorgio, mentre sulla valorizzazione dello Schema nei Cam ha relazionato, sempre il Mase, Cristina Peretti.
Rischi corruttivi in fase esecutiva appalti
Alla tavola rotonda, che ha visto la presenza di vari rappresentanti del mondo dell’impresa, hanno partecipato:
- Bernardo Piccioli, policy officer settore ambiente Utilitalia;
- in videocollegamento Consuelo Del Balzo, consigliera Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione;
- Caterina Navach, dirigente Area II – Ambiente, Ecologia, Rifiuti, Parco Regionale Fiume Ofanto, S.U.A. Provincia di Barletta Andria Trani;
- Marco Michelotti, responsabile Ricerca e Sviluppo Idrotherm 2000;
- Piero Cena, PG Plast; Andrea Romeo, direttore commerciale Centraltubi;
- Gennaro Parente, coordinatore tecnico commerciale Centraltubi.
A focalizzare l’attenzione sulla necessità di una vigilanza da estendere alla fase esecutiva delle gare è stata la consigliera Anac, Del Balzo:
“Questo perché” ha spiegato Del Balzo “molto spesso, abbiamo visto che degli appalti o delle concessioni a tutti gli effetti rigorosamente green, rispettosi dei Cam, quindi con punteggi ottenuti grazie al rispetto di criteri green, in fase di esecuzione sono traditi dal mancato rispetto degli impegni presi in fase di gara. Le maggiori criticità e i maggiori rischi corruttivi, dove si intende anche banalmente mala amministrazione e mala gestione dei contratti delle risorse economiche, si annidano nella fase di esecuzione e la necessità di controlli per verificare che quanto messo in campo corrisponda a ciò che viene garantito durante la gara richiede competenze, strumentazioni e risorse adeguate”.
Sul Green public procurement e sulle politiche energetiche, riflettori dell’Anac accesi.
“Dove girano tanti soldi e dove il flusso maggiore di denaro è legittimato da politiche pro attive dei governi e dell’Europa” sottolinea Del Balzo “è normale che le mafie, nelle forme più evolute e più insinuanti, quelle banalmente codificate come quelle dei colletti bianchi, investano. Si deve alzare il livello di attenzione”, aggiunge il consigliere Anac, “e allora ben vengano processi che valorizzano la qualità effettiva dei prodotti e servizi a monte perché sono processi che aiutano la Pubblica Amministrazione ad acquistare sostenibile, ma anche legale ed efficace (conforme a quanto garantito)”.
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