Energia Plus

Sicurezza sul lavoro: qual è la consapevolezza dei rischi sull’uso di sostanze chimiche?ERT

La sicurezza sul lavoro continua a rappresentare un’emergenza nazionale, con un aumento dello 0,1% delle denunce di infortunio registrate da Inail nei primi undici mesi del 2024 rispetto al 2023 e un aumento di quasi il 22% nei casi di malattie professionali (fonte: Inail, novembre 2024).

Per offrire un quadro approfondito sulla consapevolezza dei rischi nei luoghi di lavoro, soprattutto nell’ambito di impiego di sostanze chimiche potenzialmente pericolose, Landoil Technology, azienda del Gruppo A+B Industrial Tools Company, specializzata nella produzione e distribuzione di oli lubrorefrigeranti e lubrificanti per macchine industriali, ha condotto insieme a Brain on Strategy un’indagine nel mese di novembre.

I risultati dell’indagine

Lo studio ha coinvolto oltre 1.000 lavoratori, tra personale operativo e dirigenziale, rivelando un livello di consapevolezza sufficiente sui rischi legati all’utilizzo di sostanze chimiche, che richiede un’attenzione e investimenti maggiori da parte delle aziende per raggiungere livelli di sicurezza eccellenti.

Infatti, solo il 24,6% dei lavoratori si dichiara “molto” informato sui rischi legati alle sostanze chimiche, mentre la maggioranza (48,6%) si considera “abbastanza” informata, suggerendo significativi margini di miglioramento nella formazione in tema di sicurezza negli ambienti di lavoro.

“I risultati emersi dall’indagine confermano la priorità dei temi legati alla sicurezza sul lavoro nelle aziende italiane, un pilastro fondamentale che richiede un impegno costante, non solo per rispettare le stringenti normative in vigore ma per costruire una vera e propria cultura della prevenzione che possa limitare i numerosi incidenti che ancora oggi si verificano”, dichiara Riccardo Bailo, Presidente e CEO di A+B Industrial Tools Company.

Se i ruoli direttivi hanno una consapevolezza superiore rispetto ad altri ruoli, superiore del 34% rispetto alla media nazionale, è importante garantire che l’attenzione alla sicurezza da parte dei ruoli direttivi si traduca in azioni percepite positivamente da tutti i livelli aziendali. Esiste infatti un gap informativo significativo a livello degli operatori dove la percezione di informazione sui rischi chimici è inferiore del 18% alla media nazionale. Ma quando esiste un potenziale rischio per la salute, il 50% tra gli operai si sente ascoltato dalla propria azienda, con un dato superiore di circa il 10% rispetto alla media nazionale che si attesta sul 37%.

Esistono performance differenziate anche a livello settoriale dove quello chimico si conferma uno dei più virtuosi in termini di consapevolezza e informazione sui rischi, con un risultato superiore del 18% alla media nazionale. Segue il settore metalmeccanico dove la percezione di informazione sui rischi chimici si attesta al di sopra del 15% rispetto alla media nazionale, segnalando un’attenzione significativa al tema.

Divario significativo tra Nord e Sud

Significative le disparità a livello territoriale: i risultati più incoraggianti arrivano dal Centro Italia, insieme alla Sardegna, con livelli di informazione sui rischi chimici superiori del 15% rispetto alla media nazionale; segue il Nord Ovest con performance superiori alla media del 10% nella consapevolezza dei rischi, rispetto al Nord-Est dove la percezione di sicurezza sul lavoro si attesta al 12% sotto la media nazionale, suggerendo che gli investimenti percepiti in sicurezza sono inferiori.

Resta grave la situazione in Sud Italia, dove la consapevolezza sui rischi è ancora la più bassa a livello nazionale, con un risultato che si attesta al 20% sotto la media nazionale.

Investimenti in sicurezza: percezione vs realtà

I dati rivelano un gap significativo tra le aspettative dei lavoratori e la percezione degli investimenti aziendali in sicurezza. Solo il 20,3% dei partecipanti giudica gli investimenti “molto” adeguati, mentre il 36,5% li considera “abbastanza” sufficienti, con solo il 21,5% dei lavoratori che riceve aggiornamenti regolari sui protocolli di sicurezza.

“Abbiamo osservato progressi importanti negli ultimi anni, ma è evidente che c’è ancora molto da fare,” prosegue Bailo. “La nostra priorità è garantire che ogni segnalazione di rischio venga presa in seria considerazione e che la comunicazione con i lavoratori sia costante ed efficace.”

Focus sul settore degli oli lubrorefrigeranti e lubrificanti industriali

L’indagine dedica attenzione particolare al mondo degli oli lubrorefrigeranti e lubrificanti industriali, fondamentali nei processi di lavorazione meccanica, ma che richiedono una gestione attenta e consapevole per prevenire rischi significativi per la salute dei lavoratori, dall’irritazione cutanea fino a potenziali patologie respiratorie. Dall’indagine, emerge che:

Dall’indagine, emerge che:

Risultati che richiamano un’attenzione particolare e interventi tempestivi, considerando che l’esposizione quotidiana a queste sostanze esige una preparazione approfondita per garantire la sicurezza operativa.

Cosa ci insegna?

Conclude Bailo: “L’indagine ha messo in luce uno scenario dove la maggior parte dei lavoratori mostra una conoscenza solo parziale dei rischi legati agli oli lubrorefrigeranti e lubrificanti industriali, mentre i controlli regolari sulle emulsioni risultano insufficienti in molte realtà aziendali. Anche il supporto tecnico, riconosciuto come adeguato da meno della metà degli intervistati, necessita di un sostanziale potenziamento attraverso programmi di formazione continua, sistemi di monitoraggio più rigorosi e una consulenza specializzata che accompagni le aziende nell’intero ciclo di utilizzo del prodotto”.

“Solo un approccio così strutturato può efficacemente prevenire criticità come la proliferazione batterica e il deterioramento delle emulsioni, fenomeni che mettono a rischio non solo la salute degli operatori ma anche la qualità e l’efficienza dei processi meccanici. Questo scenario ci spinge a intensificare il nostro impegno nell’offrire non solo prodotti sicuri, ma anche un supporto tecnico completo e programmi di formazione specifici per colmare le lacune che ancora oggi esistono”.

Fonte foto Pixabay_FUHMariaM