Riciclaggio di qualità superiore supportando la legislazione in materia

Pubblicato il 7 novembre 2017

Intervento a cura di Giovanni Malloggi, Managing Director di DS Smith Recycling Italia

La legislazione che regolamenta la raccolta e il trattamento dei rifiuti in Italia ha subito cambiamenti drastici negli ultimi dieci anni. Storicamente, c’è sempre stata una definizione ben chiara: i rifiuti urbani erano gestiti da un’apposita azienda comunale specializzata, mentre i rifiuti commerciali erano affidati al libero mercato. L’unica eccezione a questa regola riguardava i rifiuti prodotti presso siti commerciali di dimensioni inferiori a 400 m2. Per ottimizzare l’efficienza, questi erano “assimilati” alla fascia dei rifiuti domestici e quindi venivano raccolti dai comuni.

Tuttavia, gli emendamenti al decreto legislativo 152/2006 (introdotti nel 2011) hanno offuscato questa definizione, dando allo Stato la responsabilità di definire “i criteri qualitativi e quantitativi per l’assimilazione”. In assenza di chiare direzioni a livello centrale, tale obbligo è stato trasferito a livello regionale, portando a un’ulteriore diluizione e incoerenza delle normative locali. Da quel momento, la mancanza di limiti precisi e uniformi alla pratica di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani ha portato una maggiore competizione tra le aziende comunali e le aziende di raccolta rifiuti private per aggiudicarsi contratti di raccolta di rifiuti commerciali su larga scala, e ciò ha prodotto una serie di questioni preoccupanti.

In genere, un mercato competitivo e ben regolamentato è considerato positivo, caratterizzato da una maggiore efficienza, prezzi competitivi e servizi innovativi, insomma un mercato che mira a un miglioramento della qualità. Tuttavia, per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti, al momento non è questo il caso. Pertanto, per una serie di fattori, si è assistito all’avviamento di un processo di monopolizzazione del mercato commerciale da parte delle aziende municipali.

In primo luogo, le aziende comunali non sono tenute a compilare il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR). I clienti commerciali non hanno quindi l’obbligo di completare i registri di carico e scarico, un’operazione che richiede molto tempo, e quindi non hanno la responsabilità – tipica del produttore – della generazione di rifiuti fino al punto di smaltimento.

Inoltre, le aziende comunali sono fortemente sovvenzionate dal CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi: un contributo (generalmente di circa 98 € per tonnellata di fibra raccolta) introdotto per incoraggiare una migliore separazione dei rifiuti domestici e supportare la raccolta stradale dei rifiuti. Questo finanziamento, che risulta possible grazie ad una tassa sostenuta dai produttori di imballaggi per coprire il costo della lavorazione dei rifiuti da loro prodotti, può essere “trasferito” all’utente finale e utilizzato per offrire contratti economicamente convenienti.

Con costi più bassi e processi di documentazione più semplici, è difficile trovare un caso aziendale per cui valga la pena rivolgersi ad un’azienda privata. Pertanto, nel corso degli ultimi anni, le aziende comunali di raccolta rifiuti si sono aggiudicate un numero crescente di contratti commerciali.

All’inizio di quest’anno (marzo), L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato (AGCM) ha condotto un’indagine indipendente sulle raccolte dei rifiuti urbani (IC49), rispondendo alle frustrazioni di alcune delle principali aziende private di raccolta rifiuti in Italia. I risultati hanno destato preoccupazioni sull’utilizzo eccessivo dell’assimilazione per ricategorizzare i rifiuti commerciali, oltre che sul modo in cui le diversa regioni definivano i criteri qualitativi e quantitativi.

Sempre quest’anno, CBRC, attiva nel settore del recupero della carta, si è rivolta al tribunale amministrativo regionale (TAR) citando i danni subiti dalla concorrenza sleale creata da questa situazione. Il TAR ha accolto la protesta e ha stabilito che il Ministero dell’Ambiente deve cambiare i procedimenti adottati definendo criteri chiari per l’assimilazione dei rifiuti commerciali. Il termine ultimo per l’implementazione di questo nuovo approccio era stabilito per agosto 2017 – una data purtroppo già trascorsa. La sentenza dovrebbe entrare in vigore nel corso di quest’anno con lo scopo di garantire un mercato dove la concorrenza non sia falsata e con l’obiettivo di stimolare una sana concorrenza tra le imprese private e quelle comunali e agire per ottenere ulteriori progressi in tutto il settore della gestione dei rifiuti.

Riteniamo che la chiarezza nella legislazione sia essenziale. La definizione di criteri rigidi serve non solo a raggiungere l’uguaglianza tra le aziende private e comunali di gestione dei rifiuti, ma anche a massimizzare il valore dei prodotti riciclati. Per esempio, in qualità di produttori di imballaggi di alta qualità, DS Smith gestisce la raccolta e il riciclo di più di 5 milioni di tonnellate di carta e cartone in tutta Europa ogni anno. Una parte significativa di questa fibra riciclata viene utilizzata dalle nostre cartiere e poi dai nostri scatolifici per produrre imballaggi riciclati destinati a una vasta gamma di settori industriali, tra cui il settore dei beni di largo consumo e il settore automobilistico.

Il processo di DS Smith implica la raccolta, la lavorazione e la trasformazione in prodotto riciclato di imballaggi di carta precedentemente smaltiti, il tutto entro 14 giorni. Invece di utilizzare fibra vergine, il 100% dei nostri prodotti ha origine da materiale destinato al riciclaggio – un eccellente esempio di economia circolare in azione. Per mantenere questa promessa e continuare a offrire soluzioni di imballaggio altamente efficienti, abbiamo bisogno di due cose: una materia prima sicura e bassi livelli di contaminazione di tale materia prima, con una conseguente fornitura costante di fibre di qualità per il processo di riciclo. Le nostre strutture usano procedimenti all’avanguardia per massimizzare la produzione di carta di qualità, il che significa che i materiali di scarsa qualità non contribuiscono alla produzione. Con materiale di scarsa qualità si intende il materiale contaminato da altri materiali di scarto, tra cui vetro, plastica, metalli e alimenti.

Pertanto, la qualità dei materiali riciclati che raccogliamo è di fondamentale importanza per il successo a lungo termine della nostra attività. Essere in grado di trovare materiali direttamente dal produttore dei rifiuti è estremamente importante, perché ci consente di definire i parametri per il modo in cui i rifiuti cartacei vengono separati, immagazzinati e raccolti. Attualmente in Italia il mercato ci impone di acquistare una notevole quantità di materiali dalle aziende di rifiuti comunali. Purtroppo, ciò ci offre scarso controllo e rende più costoso l’intero processo, con ripercussioni sul costo dei nostri prodotti per l’utente finale. Sosteniamo quindi la decisione di stabilire criteri chiari e riteniamo che il passaggio a un terreno di confronto uniforme offrirà numerosi vantaggi per il settore nel suo complesso. Oltre all’uniformità, alla segnalazione accurata e a normative più rigorose, un’equa opportunità di competere produrrebbe dei vantaggi per gli utenti finali dei prodotti riciclati e ispirerebbe una continua innovazione.

Andando avanti, la stretta collaborazione tra le aziende comunali, le aziende private e i politici assicurerà l’introduzione semplice e armoniosa di nuove norme. Ciò è fondamentale per il successo futuro del settore. Garantire l’uguaglianza e consentire sia alle aziende private che a quelle comunali di competere equamente per le materie prime secondarie porterà a pratiche di gestione dei rifiuti più efficaci, migliore qualità dei prodotti riciclati e minore contaminazione. Nel tempo, ciò si tradurrà nel progresso del settore a lungo termine e in un miglioramento dei tassi di riciclo, con vantaggi ben definiti per i clienti commerciali e importanti passi in avanti verso l’attuale obiettivo di riciclo europeo, pari al 50% dei rifiuti urbani. È fondamentale agire subito e risolvere questa situazione in vista di eventuali nuovi obiettivi nazionali che potrebbero entrare in vigore.



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