RAEE: ancora poco conosciuto il decreto “uno contro zero”

Pubblicato il 6 aprile 2017

Nell’ambito del seminario “Gli Italiani e i RAEE: dall’uno contro uno all’uno contro zero”, tenutosi presso la Casa dell’Ambiente a Torino è stata presentata la ricerca realizzata da Ipsos Italia per Ecodom e Cittadinanzattiva sui comportamenti degli italiani nella gestione dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), con un focus sul Piemonte e su Torino.

Al centro dell’indagine, condotta attraverso 2.121 interviste su un campione stratificato e casuale, rappresentativo dei cittadini maggiorenni residenti in Italia e selezionato in base a quote per genere, età, area geografica, e ampiezza dei centri abitati, il legame tra questi comportamenti e la conoscenza dei decreti che regolano in Italia il conferimento di RAEE.

Questa attività è normata dal decreto “uno contro uno”, che da giugno 2010 obbliga i venditori di prodotti elettrici ed elettronici al ritiro gratuito dell’apparecchiatura dismessa a fronte dell’acquisto di un nuovo prodotto equivalente, e dal nuovo decreto “uno contro zero”, che da aprile 2016 prevede la consegna gratuita dei RAEE di piccole dimensioni (inferiori a 25 cm) presso i punti vendita con superficie superiore a 400 mq (il servizio è facoltativo per i negozi più piccoli) senza alcun obbligo di acquisto.

A Torino la notorietà dei RAEE risulta tra le migliori d’Italia, seppur sempre su livelli piuttosto bassi: il 37% degli intervistati non li conosce affatto, contro il 42% della media nazionale. Solo il 13% conosce bene questa tipologia di rifiuti, mentre il 50% superficialmente. Il 48% del campione considera il livello di pericolosità dei RAEE elevatissimo. A Torino la percezione sul grado di rischio di questi rifiuti è legata alle conseguenze dannose che il mancato trattamento può avere sul suolo, sull’aria e sull’acqua (85%), alla presenza di sostanze inquinanti contenute in alcuni componenti (51%) e al fatto che questi apparecchi non siano biodegradabili (60%).

Rispetto alla precedente indagine effettuata da Ipsos per Ecodom nel 2011, i cittadini italiani riconoscono di avere le principali responsabilità degli scarsi risultati di raccolta dei RAEE (in media il 35%). Nell’attribuzione di responsabilità seguono le amministrazioni pubbliche (30%): un valore in sensibile calo rispetto al 2011 (39%), che però nelle Isole arriva a quota 37%. Chiamato in causa anche il canale distributivo (13%), seguito dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (11%).

A Torino la conoscenza del decreto uno contro uno risulta tra le più diffuse d’Italia: mentre a livello nazionale il 30% del campione dichiara di conoscerlo in modo approfondito (+13% rispetto al 2011) e il 44% di non conoscerlo ancora, nella città piemontese la percentuale di coloro che conoscono questa modalità di dismissione è del 32%, mentre il 43% ne è ancora all’oscuro. In Italia è stato il 42% degli intervistati a conoscenza dell’uno contro uno a fruire del servizio (in media 2,6 volte). Al Nord Ovest, invece, il 44% dichiara di essersene avvalso (in media 2,4 volte).

La notorietà del decreto uno contro zero al Nord Ovest è ancora piuttosto contenuta (18%), probabilmente anche per la sua recente introduzione (aprile 2016), in linea con le percentuali nazionali. Nelle Isole, invece, la conoscenza sale al 23%. Tra i canali di informazione emergono i media, come quotidiani (24%) e TV (20%), e le catene distributive (20%).

Secondo gli intervistati, il decreto potrà contribuire in modo significativo all’aumento della raccolta dei RAEE. Le principali motivazioni indicate a livello nazionale sono la semplificazione del conferimento per i consumatori, anche in termini di convenienza, e le potenzialità per quanto riguarda l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini, promuovendo comportamenti virtuosi. Anche la possibilità di diventare stimolo per il canale distributivo viene indicata come punto di forza del decreto, in particolare al Centro-Sud.

In Piemonte il Consorzio ha gestito nel 2016 circa 7.900 tonnellate di RAEE. I maggiori quantitativi sono quelli del Raggruppamento R2 con 4.800 tonnellate di RAEE nei 198 Centri di Raccolta attribuiti (per una popolazione di 2.922.793 abitanti), pari a 1,61 kg/ab. Il Raggruppamento R1 ha invece totalizzato quasi 3.100 tonnellate gestite nei 163 Centri di Raccolta (corrispondenti a una popolazione servita di 2.469.491 abitanti) attribuiti a Ecodom dal Centro di Coordinamento RAEE, pari a 1,23 kg/ab. Nel 2016 le attività di gestione dei RAEE da parte di Ecodom in Piemonte hanno permesso di evitare l’immissione in atmosfera di 72.000 tonnellate di CO2 e il risparmio di 8.400.000 kWh di energia, con il recupero di 4.740.000 kg di ferro, 160.000 kg di alluminio, 145.000 kg di rame e 765.000 kg di plastica.

“La ricerca di Ipsos Italia ha evidenziato che in Piemonte e nella città di Torino – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale Ecodom – la conoscenza dei RAEE, così come quella del decreto ‘uno contro uno’, è tra le più diffuse a livello nazionale ma la percentuale di coloro che non conoscono o conoscono solo superficialmente i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche resta ancora alta. Il servizio di ritiro gratuito dei piccoli RAEE da parte dei negozianti previsto dal decreto ‘uno contro zero’ è, invece, pressochè sconosciuto: sarà quindi importante promuovere questa importante modalità di dismissione dei RAEE per incentivarne il corretto conferimento”.

“La nostra organizzazione – afferma Alessio Terzi, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Piemonte – vuole favorire un nuovo approccio dei cittadini nella fruizione dei servizi pubblici locali, che preveda un pieno e consapevole coinvolgimento, per la tutela dei loro diritti e la cura dei beni comuni. Proprio per questo abbiamo ad esempio realizzato, sempre in collaborazione con Ecodom, la guida ‘Rifiuti elettrici ed elettronici: come fare?’. A fare la differenza sono anche la capacità degli amministratori di implementare nei territori politiche nazionali e obiettivi europei, gli investimenti in infrastrutture dedicate, a partire da una più capillare presenza di specifici centri di raccolta, così come la capacità di fare rete tra i vari soggetti della filiera direttamente interessati – produttori, distributori, consorzi, etc. – con le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni civiche”.



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