Oil & Gas: le aziende europee più virtuose delle americane

Pubblicato il 1 dicembre 2016

CDP ha presentato il report “In the pipeline” che analizza un raggruppamento di aziende nel settore oil & gas che capitalizzano 1.200,00 miliardi di dollari, rivela una divisione transatlantica tra aziende europee che superano le loro rivali americane per quanto riguarda l’impegno verso un futuro a basse emissioni di carbonio, avendo iniziato a investire in fonti energetiche alternative e a incrementare la quota di gas.

L’industria petrolifera e del gas, e l’utilizzo dei loro prodotti, genera circa il 50% delle emissioni globali di CO2. Le politiche climatiche e la tecnologia dirompente che riguarda l’uso degli idrocarburi nei settori dei trasporti e dei servizi, richiederanno all’industria petrolifera e del gas di adattarsi rapidamente per far sì che il proprio business riesca a rispondere alle esigenze future.

Il rapporto di CDP – votato come il più importante report sui cambiamenti climatici dagli investitori istituzionali – afferma che l’industria abbia bisogno di una migliore disciplina di mercato per assicurarsi il proprio posto in un futuro a basse emissioni di carbonio, attraverso un abbassamento della base di costo o un ritorno del capitale agli azionisti. La ricerca rivela, inoltre, che l’assenza di dati affidabili sulle riserve probabili e possibili rappresenta una perdita significativa di informazioni preziose per gli investitori che cercano di confrontare il rischio del portafoglio delle attività all’interno delle aziende.

Tarek Soliman, Senior Analyst, Investor Research di CDP ha affermato: “Su entrambi i versanti dell’Atlantico, le grandi aziende internazionali petrolifere e di gas hanno bisogno di vedere come si inseriscono in un sistema energetico in grado di raggiungere gli obiettivi climatici fissati nell’Accordo di Parigi. La nostra ricerca mostra che le aziende europee si sono dimostrate più attive nello sviluppo di strategie di transizione per il prossimo decennio – che ci si aspetta sarà caratterizzato da un picco della domanda di petrolio -, e stanno iniziando a implementarle. Ma molto di più deve essere fatto a tutti i livelli dalle compagnie petrolifere e del gas nell’esplorare le loro possibilità future, e gli investitori vogliono monitorare queste azioni attraverso una divulgazione più accurata e coerente”.

Meryam Omi, Head of Sustainability and Responsible Investment Strategy dell’LGIM, ha affermato: “E’ di vitale importanza che il settore O&G si impegni a raggiungere l’obiettivo globale di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. C’è una divergenza inevitabile fra i loro impegni e la trasparenza, come dimostra questo report. LGIM utilizzerà molte delle scoperte per guidare la sua strategia complessiva di impegno in questo settore”.

Il report attuale ha confrontato le performance delle aziende di Oil and Gas in materia di clima e ha riscontrato che Statoil, Eni e Total sono, rispetto alle altre aziende, le più virtuose dal punto di vista dei parametri relativi alle emissioni di carbonio, con Suncor, ExxonMobil e Chevron che si posizionano invece più in giù nella classifica delle aziende valutate da CDP.

Altri risultati contenuti nel report includono:

  • Futuro incerto: le grandi aziende di oil and gas devono prendere decisioni chiave a breve e a lungo termine per proteggere i loro modelli futuri di business, come ad esempio il miglioramento della disciplina di mercato, un riequilibrio del portafoglio negli anni a venire e una considerazione su una più ampia diversificazione o sulla gestione del declino nel corso dei prossimi decenni.
  • Regolamento: l’industria del petrolio e del gas sarà influenzata da interventi normativi che interesseranno la domanda nei settori che essa rifornisce. Questa include le emissioni della flotta automobilistica per quanto riguarda il petrolio e la riduzione dei target di emissione e del carbon pricing per quanto concerne l’uso del gas nella produzione energetica.
  • Efficienza operativa: questo rimane un problema nel settore, con le undici aziende dello studio che perdono in media il 6% della loro produzione di gas attraverso il gas flaring e lo sfiato e le fuoriuscite di metano. La gestione delle risorse influenzerà la domanda dei prodotti dell’industria nel loro uso a valle, ad esempio il profitto del ciclo di vita delle emissioni di carbonio di gas naturale rispetto al carbone nella produzione energetica può essere eroso a causa della fuoriuscita di metano (durante l’estrazione e il trasporto).
  • Pacchetti di remunerazione dei dirigenti: questi sono attualmente molto usati per premiare le performance aziendali in merito ai livelli di produzione degli idrocarburi e conservano indicatori di sostituzione (attualmente solo cinque aziende hanno elencato parametri della performance legata al clima)
  • Acqua: il 40% del petrolio onshore e della produzione di gas a monte è attualmente localizzato in aree di stress idrico medio o alto. Ciò nonostante, la divulgazione societaria rimane ancora indietro rispetto ad altri settori che affrontano rischi simili.
  • Saudi Aramco, Rosneft e PetroChina: pur rappresentando complessivamente oltre i 240 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato, non hanno risposto al questionario CDP climate change del 2016 e pertanto non sono incluse in questo report. Gli investitori dovrebbero chiedere a queste aziende perché non stanno garantendo trasparenza sui loro rischi legati al carbonio.

Paul Simpson, CEO of CDP, ha commentato: “Il settore dell’oil and gas e i suoi prodotti contribuiscono a produrre circa la metà delle emissioni globali di CO2. Si tratta di un settore per gli investitori da osservare con attenzione in termini di rischio climatico e cambiamento tecnologico. La Taskforce on Climate related Financial Disclosure (TCFD) di Mark Carney prevede di svelare i suoi risultati in dicembre, favorendo così probabilmente un aumento delle richieste da parte degli investitori nei confronti delle società di oil and gas per una piena divulgazione dei loro risultati.
Ci sono buone ragioni per essere ottimisti. Alcune delle maggiori aziende di oil and gas hanno un bilancio che contempla la transizione verso modelli di business a più basse emissioni di carbonio e giocano un ruolo chiave nella realizzazione degli Accordi di Parigi”.



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